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      VIII. Tansillo. Nel cimiero seguente vi sta depinta una
luna piena col motto: Talis mihi semper et astro. Vuol dir
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che a l'astro, cioè al sole, ed a lui sempre è tale, come si
mostra qua piena e lucida nella circonferenza intiera del
circolo: il che acciò che meglio forse intendi, voglio farti
udire quel ch'è scritto nella tavoletta.
      Luna inconstante, luna varia, quale
Con corna or vote e talor piene svalli,
Or l'orbe tuo bianco, or fosco risale,
Or Bora e de' Rifei monti le valli
      Fai lustre, or torni per tue trite scale
A chiarir l'Austro e di Libia le spalli.
La luna mia, per mia continua pena,
Mai sempre è ferma, ed è mai sempre piena.
      È tale la mia stella,
Che sempre mi si toglie e mai si rende,
Che sempre tanto bruggia e tanto splende,
      Sempre tanto crudele e tanto bella;
Questa mia nobil face
Sempre sí mi martora, e sí mi piace.

      Mi par che voglia dire che la sua intelligenza particulare
alla intelligenza universale è sempre tale; cioè da
quella viene eternamente illuminata in tutto l'emisfero:
benché alle potenze inferiori e secondo gl'influssi de gli
atti suoi or viene oscura, or piú e meno lucida. O forse
vuol significare che l'intelletto suo speculativo (il quale
è sempre in atto invariabilmente) è sempre volto ed affetto
verso l'intelligenza umana significata per la luna.
Perché come questa è detta infima de tutti gli astri ed è
piú vicina a noi, cossí l'intelligenza illuminatrice de tutti
noi (in questo stato) è l'ultima in ordine de l'altre intelligenze,
come nota Averroe ed altri piú sottili peripatetici.
Quella a l'intelletto in potenza or tramonta, per quanto
non è in atto alcuno, or come svallasse, cioè sorgesse
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dal basso de l'occolto emispero, si mostra or vacua, or
piena, secondo che dona piú o meno lume d'intelligenza;
or ha l'orbe oscuro, or bianco, perché talvolta
mostra per ombra, similitudine e vestigio, tal volta
piú e piú apertamente; or declina a l'Austro, or monta
a Borea, cioè or ne si va piú e piú allontanando, or piú
e piú s'avvicina. Ma l'intelletto in atto con sua continua
pena (percioché questo non è per natura e condizione
umana in cui si trova cossí travaglioso, combattuto, invitato,
sollecitato, distratto e come lacerato dalle potenze
inferiori) sempre vede il suo oggetto fermo, fisso e constante,
e sempre pieno e nel medesimo splendor di bellezza.
Cossí sempre se gli toglie per quanto non se gli concede,
sempre se gli rende per quanto se gli concede. Sempre
tanto lo bruggia ne l'affetto, come sempre tanto
gli splende nel pensiero; sempre è tanto crudele
in suttrarsi per quel che si suttrae, come sempre è
tanto bello in comunicarsi per quel che gli se presenta.
Sempre lo martora, percioch'è diviso
per differenza locale da lui, come sempre gli piace,
percioché gli è congionto con l'affetto.
Bruno Furori 1047-1048-1049