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Cossí vien distinto
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l'universo in fuoco ed acqua, che sono soggetti di doi
primi principii formali ed attivi, freddo e caldo. Que' corpi
che spirano il caldo, son gli soli che per se stessi son lucenti
e caldi; que' corpi che spirano il freddo, son le terre;
le quali, essendo parimente corpi eterogenei, son chiamate
piú tosto acqui, atteso che tai corpi per quelle si fanno
visibili, onde meritamente le nominiamo da quella raggione,
che ne sono sensibili; sensibili dico, non per se stessi,
ma per la luce de' soli sparsa ne la lor faccia. A questa
dottrina è conforme Mosè, che chiama firmamento
l'aria; nel quale tutti questi corpi hanno la persistenza e
situazione, e per gli spacii del quale vengono distinte e
divise le acqui inferiori, che son queste che sono nel nostro
globo, da l'acqui superiori, che son quelle de gli altri globi;
dove pure se dice, esserno divise l'acqui da l'acqui.
E, se ben considerate molti passi della Scrittura divina,
gli Dei e ministri de l'altissimo son chiamati acqui, abissi,
terre e fiamme ardenti: chi lo impediva, che non chiamasse
corpi neutri, inalterabili, immutabili, quinte essenze, parti
piú dense delle sfere, berilli, carbuncoli ed altre fantasie,
de le quali, come indifferenti, nientemanco il volgo s'arrebe
possuto pascere?
Bruno Cena 124-125