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- Rispose Momo: - O Ricchezza, tu non dici il vero
piú che il falso; perché tu oltre sei quella per cui zoppica
il Giudizio, la Legge sta in silenzio, la Sofia è calpestrata,
la Prudenza è incarcerata e la Verità è depressa, quando
ti fai compagna di buggiardi e ignoranti, quando favorisci
col braccio de la sorte la pazzia, quando accendi e cattivi
gli animi ai piaceri, quando amministri alla violenza, quando
resisti a la giustizia. Ed appresso, a chi ti possiede non
meno apporti fastidio che giocondità, difformità che bellezza,
bruttezza che ornamento; e non sei quella, che dài
fine a' fastidii e miserie, ma che le muti e cangi in altra
specie. Sí che in opinione sei buona, ma in verità sei piú
malvaggia; in apparenza sei cara, ma in esistenza sei vile;
per fantasia sei utile, ma in effetto sei perniciosissima;
atteso che per tuo magistero, quando investisci di te qualche
perverso (come per ordinario sempre ti veggio in casa di
scelerati, raro vicina ad uomini da bene), là a basso hai
fatta la Veritade esclusa fuor de le cittadi a gli deserti,
hai rotte le gambe a la Prudenza, hai fatta vergognar la
Sofia, hai chiusa la bocca a la Legge, non hai fatto aver
ardire al Giudicio, tutti hai resi vilissimi. - Ed in questo,
o Momo, rispose la Ricchezza, puoi conoscere la mia potestate
ed eccellenza: che io, aprendo e serrando il pugno,
e per comunicarmi o qua o là, fo che questi cinque numi
vagliano, possano e facciano, o ver sieno spreggiati, banditi
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e ributtati; e per dirla, posso cacciarle al cielo o ne l'inferno.
Bruno Best 667-668