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      Teofilo. Vogliono forse questi reverendi, che quando
Mosè disse, che Dio tra gli altri luminari ne ha fatti dui
grandi, che sono il sole e la luna, questo si debba intendere
assolutamente perché tutti gli altri siino minori della luna,
o veramente secondo il senso volgare ed ordinario modo di
comprendere e parlare? Non sono tanti astri piú grandi che
la luna? Non possono essere piú grandi che il sole? Che
manca alla terra, che non sii un luminare piú bello e piú
grande che la luna, che, medesmamente ricevendo nel corpo
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de l'Oceano, ed altri mediterranei mari il gran splendore
del sole, può comparir lucidissimo corpo a gli altri mondi,
chiamati astri, non meno che quelli appaiono a noi tante
lampeggiante faci? Certo, che non chiami la terra un luminare
grande o piccolo e che tali dichi essere il sole e la luna,
è stato bene e veramente detto nel suo grado; perché dovea
farsi intendere secondo le paroli e sentimenti comoni, e
far come uno, che qual pazzo e stolto usa della cognizione
e sapienza. Parlare con i termini de la verità dove non
bisogna, è voler che il volgo e la sciocca moltitudine, dalla
quale si richiede la prattica, abbia il particular intendimento;
sarrebe come volere che la mano abbia l'occhio,
la quale non è stata fatta dalla natura per vedere, ma per
oprare e consentire a la vista. Cossí, benché intendesse la
natura delle sustanze spirituali, a che fine dovea trattarne,
se non quanto che alcune di quelle hanno affabilità e ministerio
con gli uomini, quando si fanno ambasciatrici?
Benché avesse saputo, che alla luna ed altri corpi mondani,
che si veggono e che sono a noi invisibili, convenga tutto
quel che conviene a questo nostro mondo, o, almeno, il
simile, vi par che sarrebbe stato ufficio di legislatore di
prenderse e donar questi impacci a' popoli? Che ha da far
la prattica delle nostre leggi e l'essercizio delle nostre
virtú con quell'altri?
Bruno Cena 122-123