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      VI. Tansillo. Appresso veggio descritta la fantasia d'una
fenice volante, alla quale è volto un fanciullo che bruggia
in mezzo le fiamme, e vi è il motto: Fata obstant. Ma perché
s'intenda meglior, leggasi la tavoletta:
      Unico augel del sol, vaga Fenice,
Ch'appareggi col mondo gli anni tui,
Quai colmi ne l'Arabia felice,
Tu sei chi fuste, io son quel che non fui.
      Io per caldo d'amor muoio infelice;
Ma te ravviv'il sol co' raggi sui.
Tu bruggi 'n un, ed io in ogni loco;
Io da Cupido, hai tu da Febo il foco.
      Hai termini prefissi
Di lunga vita, e io ho breve fine,
Che pronto s'offre per mille ruine;
      Né so quel che vivrò, né quel che vissi:
Me cieco fato adduce,
Tu certo torni a riveder tua luce.

      Dal senso de gli versi si vede che nella figura si disegna
l'antitesi de la sorte de la fenice e del furioso, e che il motto:
Fata obstant, non è per significar che gli fati siano contrarii
o al fanciullo, o a la Fenice, o a l'uno e l'altro; ma che non
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son medesimi, ma diversi ed oppositi gli decreti fatali de
l'uno e gli fatali decreti de l'altro. Perché la fenice è quel
che fu, essendoché la medesima materia per il fuoco si
rinova ad esser corpo di fenice, e medesimo spirito ed anima
viene ad informarla; il furioso è quel che non fu, perché
il suggetto che è d'uomo, prima fu di qualch'altra specie
secondo innumerabili differenze. Di sorte che si sa quel che
fu la fenice, e si sa quel che sarà: ma questo suggetto
non può tornar se non per molti ed incerti mezzi ad investirsi
de medesima o simil forma naturale. Appresso, la
fenice al cospetto del sole cangia la morte con la vita;
e questo nel cospetto d'amore muta la vita con la morte.
Oltre, quella su l'aromatico altare accende il foco; e questo
il trova e mena seco, ovunque va. Quella ancora ha certi
termini di lunga vita; ma costui per infinite differenze di
tempo ed innumerabili caggioni de circonstanze ha di
breve vita termini incerti. Quella s'accende con certezza,
questo con dubio de riveder il sole.
      Cicada. Che cosa credete voi che possa figurar questo?
      Tansillo. La differenza ch'è tra l'intelletto inferiore,
che chiamano intelletto di potenza o possibile o passibile,
il quale è incerto, moltivario e moltiforme; e l'intelletto
superiore, forse quale è quel che da peripatetici è detto
infima de l'intelligenze, e che immediatamente influisce
sopra tutti gl'individui dell'umana specie, e dicesi intelletto
agente ed attuante. Questo intelletto unico specifico
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umano che ha influenza in tutti li individui, è come la luna
la quale non prende altra specie che quella unica, la qual
sempre se rinova per la conversion che fa al sole, che è la
prima ed universale intelligenza: ma l'intelletto umano
individuale e numeroso viene, come gli occhi, a voltarsi
ad innumerabili e diversissimi oggetti; onde, secondo infiniti
gradi, che son secondo tutte le forme naturali, viene
informato. Là onde accade che sia furioso, vago ed incerto
questo intelletto particulare, come quello universale è
quieto, stabile e certo, cossí secondo l'appetito, come secondo
l'apprensione. O pur quindi (come da per te stesso
puoi facilmente desciferare) vien significata la natura dell'apprensione
ed appetito vario, vago, inconstante ed incerto
del senso, e del concetto ed appetito definito, fermo
e stabile de l'intelligenza; la differenza de l'amor sensuale
che non ha certezza né discrezion de oggetti, da l'amor
intellettivo il qual ha mira ad un certo e solo, a cui si volta,
da cui è illuminato nel concetto, onde è acceso ne l'affetto,
s'infiamma, s'illustra ed è mantenuto nell'unità, identità
e stato.
Bruno Furori 1042-1043-1044