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dialogo quarto

      Smitho. Volete ch' io vi dica la causa?
      Teofilo. Ditela pure.
      Smitho. Perché la divina Scrittura (il senso della quale
ne deve essere molto raccomandato, come cosa che procede
da intelligenze superiori che non errano) in molti luoghi
accenna e suppone il contrario.
      Teofilo. Or, quanto a questo, credetemi che, se gli Dei
si fussero degnati d'insegnarci la teorica delle cose della
natura, come ne han fatto favore di proporci la prattica
di cose morali, io piú tosto mi accostarei alla fede de le
loro revelazioni, che muovermi punto della certezza de
mie raggioni e proprii sentimenti. Ma, come chiarissimamente
ognuno può vedere, nelli divini libri in servizio
del nostro intelletto non si trattano le demostrazioni e speculazioni
circa le cose naturali, come se fusse filosofia; ma,
in grazia de la nostra mente ed affetto, per le leggi si ordina
la prattica circa le azione morali. Avendo dunque il divino
legislatore questo scopo avanti gli occhii, nel resto non si
cura di parlar secondo quella verità, per la quale non profittarebbono
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i volgari per ritrarse dal male e appigliarse al
bene; ma di questo il pensiero lascia a gli uomini contemplativi,
e parla al volgo di maniera che, secondo il suo modo
de intendere e di parlare, venghi a capire quel ch' è principale.
Bruno Cena 120-121