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Argomento del primo dialogo.

      Ove nel primo dialogo avete una apologia, o qualch'altro
non so che, circa gli cinque dialogi intorno La cena de le ceneri,
ecc.
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Argomento del secondo dialogo.

      Nel dialogo secondo avete primamente la raggione
della difficultà di tal cognizione, per sapere quanto il conoscibile
oggetto sia allontanato dalla cognoscitiva potenza.
Secondo, in che modo e per quanto dal causato e principiato
vien chiarito il principio e causa. Terzo, quanto
conferisca la cognizion della sustanza de l'universo alla noticia
di quello da cui ha dependenza. Quarto, per qual mezzo
e via noi particolarmente tentiamo di conoscere il primo principio.
Quinto, la differenza e concordanza, identità e
diversità, tra il significato da questo termino «causa» e questo
termino «principio». Sesto, qual sia la causa la quale
si distingue in efficiente, formale e finale, e in quanti modi è
nominata la causa efficiente, e con quante raggioni è conceputa;
come questa causa efficiente è in certo modo intima
alle cose naturali, per essere la natura istessa, e come è in certo
modo esteriore a quelle; come la causa formale è congionta
a l'efficiente, ed è quella per cui l'efficiente opera, e come la
medesima vien suscitata dall'efficiente dal grembo de la materia;
come coincida in un soggetto principio l'efficiente e la
forma, e come l'una causa è distinta da l'altra. Settimo,
la differenza tra la causa formale universale, la quale è una
anima per cui l'universo infinito, come infinito, non è uno
animale positiva- ma negativamente, e la causa formale particulare
moltiplicabile e moltiplicata in infinito; la quale,
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quanto è in un soggetto piú generale e superiore, tanto è piú
perfetta; onde, gli grandi animali, quai sono gli astri, denno
esser stimati in gran comparazione piú divini, cioè piú intelligenti
senza errore e operatori senza difetto. Ottavo, che
la prima e principal forma naturale, principio formale e natura
efficiente, è l'anima de l'universo: la quale è principio di vita,
vegetazione e senso in tutte le cose, che vivono, vegetano e
sentono. E si ha per modo di conclusione, che è cosa indegna
di razional suggetto posser credere che l'universo e altri suoi
corpi principali sieno inanimati; essendo che da le parti ed
escrementi di quelli derivano gli animali che noi chiamiamo
perfettissimi. Nono, che non è cosa sí manca, rotta, diminuta
e imperfetta, che, per quel che ha principio formale,
non abbia medesimamente anima, benché non abbia atto di
supposito che noi diciamo animale. E si conchiude, con Pitagora
e altri, che non in vano hanno aperti gli occhi, come un
spirito immenso, secondo diverse raggioni e ordini, colma e
contiene il tutto. Decimo, se viene a fare intendere che,
essendo questo spirito persistente insieme con la materia, la
quale gli Babiloni e Persi chiamaro ombra; ed essendo
l'uno e l'altra indissolubili, è impossibile che in punto
alcuno cosa veruna vegga la corrozione, o vegna a morte secondo
la sustanza; benché, secondo certi accidenti, ogni cosa
si cangie di volto, e si trasmute or sotto una or sotto un'altra
composizione, per una o per un'altra disposizione, or questo
or quell'altro essere lasciando e repigliando. Undecimo,
che gli aristotelici, platonici e altri sofisti non han conosciuta
la sustanza de le cose; e si mostra chiaro che ne le cose naturali
quanto chiamano sustanza, oltre la materia, tutto è
purissimo accidente; e che da la cognizion de la vera forma
s'inferisce la vera notizia di quel che sia vita e di quel che
sia morte; e, spento a fatto il terror vano e puerile di questa,
si conosce una parte de la felicità che apporta la nostra contemplazione,
secondo i fondamenti de la nostra filosofia:
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atteso che lei toglie il fosco velo del pazzo sentimento circa
l'Orco ed avaro Caronte, onde il piú dolce de la nostra vita
ne si rape ed avelena. Duodecimo, si distingue la forma,
non secondo la raggion sustanziale per cui è una; ma secondo
gli atti e gli essercizii de le facultose potenze e gradi specifici
de lo ente che viene a produre. Terzodecimo, si conchiude
la vera raggion definitiva del principio formale: come
la forma sia specie perfetta, distinta nella materia, secondo
le accidentali disposizioni dependenti da la forma materiale,
come da quella che consiste in diversi gradi e disposizioni de
le attive e passive qualitadi. Si vede come sia variabile, come
invariabile; come definisce e termina la materia, come è definita
e terminata da quella. Ultimo, si mostra con certa
similitudine accomodata al senso volgare, qualmente questa
forma, quest'anima può esser tutta in tutto e qualsivoglia
parte del tutto.
Bruno Causa 177-178-179-180