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      Teofilo. Or, per tornare al proposito, se dunque saranno
dui, de' quali l'uno si trova dentro la nave che corre, e
l'altro fuori di quella, de' quali tanto l'uno quanto l'altro
abbia la mano circa il medesmo punto de l'aria, e da quel
medesmo loco nel medesmo tempo ancora l'uno lascie
scorrere una pietra e l'altro un'altra, senza che gli donino
spinta alcuna, quella del primo, senza perdere punto né
deviar da la sua linea, verrà al prefisso loco, e quella del
secondo si trovarrà tralasciata a dietro. Il che non procede
da altro, eccetto che la pietra, che esce dalla mano
de l'uno che è sustentato da la nave, e per consequenza si
muove secondo il moto di quella, ha tal virtú impressa,
quale non ha l'altra, che procede da la mano di quello
che n'è di fuora; benché le pietre abbino medesma gravità,
medesmo aria tramezzante, si partano (se possibil fia)
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dal medesmo punto, e patiscano la medesma spinta. Della
qual diversità non possiamo apportar altra raggione,
eccetto che le cose, che hanno fissione o simili appartinenze
nella nave, si muoveno con quella; e la una pietra porta
seco la virtú del motore il quale si muove con la nave,
l'altra di quello che non ha detta participazione. Da questo
manifestamente si vede, che non dal termine del moto
onde si parte, né dal termine dove va, né dal mezzo per cui
si move, prende la virtú d'andar rettamente; ma da l'efficacia
de la virtú primieramente impressa, dalla quale
depende la differenza tutta. E questa mi par che basti
aver considerato quanto alle proposte di Nundinio.
      Smitho. Or domani ne revedremo, per udir gli propositi
che soggionse Torquato.
      Frulla. Fiat.
Fine del terzo dialogo.

Bruno Cena 118-119