— 1038 —
      V. Cicada. Bene; ma che significa quella frasca di
palma, circa la quale è il motto: Caesar adest?
      Tansillo. Senza molto discorrere, tutto potrassi intendere
per quel che è scritto nella tavola:
      Trionfator invitto di Farsaglia,
Essendo quasi estinti i tuoi guerrieri,
Al vederti, fortissimi 'n battaglia
Sorser, e vinser suoi nemici altieri.
      Tal il mio ben, ch'al ben del ciel s'agguaglia,
Fatto a la vista de gli miei pensieri,
Ch'eran da l'alma disdegnosa spenti,
Le fa tornar piú che l'amor possenti.

— 1039 —
      La sua sola presenza,
O memoria di lei, sí le ravviva,
Che con imperio e potestade diva
      Dóman ogni contraria violenza.
La mi governa in pace;
Né fa cessar quel laccio e quella face.

      Tal volta le potenze de l'anima inferiori, come un gagliardo
e nemico essercito, che si trova nel proprio paese,
prattico, esperto ed accomodato, insorge contra il peregrino
adversario che dal monte de la intelligenza scende a
frenar gli popoli de le valli e palustri pianure; dove dal
rigor della presenza de nemici e difficultà de precipitosi
fossi vansi perdendo, e perderiansi a fatto, se non fusse
certa conversione al splendor de la specie intelligibile,
mediante l'atto della contemplazione, mentre da gli gradi
inferiori si converte a gli gradi superiori.
      Cicada. Che gradi son questi?
      Tansillo. Li gradi della contemplazione son come li
gradi della luce, la quale nullamente è nelle tenebre; alcunamente
è ne l'ombra; megliormente è ne gli colori secondo
gli suoi ordini da l'un contrario, ch'è il nero, a l'altro,
che è il bianco; piú efficacemente è nel splendor diffuso
sugli corpi tersi e trasparenti, come nel specchio o nella
luna; piú vivamente ne gli raggi sparsi dal sole; altissima-
e principalissimamente nel sole istesso. Or essendo cossí
ordinate le potenze apprensive ed affettive, de le quali
sempre la prossima conseguente ave affinità con la prossima
antecedente, e per la conversione a quella che la
sulleva, viene a rinforzarsi contra l'inferior che la deprime
(come la raggione, per la conversione a l'intelletto, non è
sedotta o vinta dalla notizia o apprensione e affetto sensitivo,
ma piú tosto, secondo la legge di quello, viene a
— 1040 —
domar e correger questo): accade che quando l'appetito
razionale contrasta con la concupiscenza sensuale, se a
quello per atto di conversione si presente a gli occhi la
luce intelligenziale, viene a repigliar la smarrita virtude,
rinforzar i nervi, spaventa e mette in rotta gli nemici.
      Cicada. In che maniera intendete che si faccia cotal
conversione?
      Tansillo. Con tre preparazioni che nota il contemplativo
Plotino nel libro Della bellezza intelligibile;
de le quali la prima è proporsi de conformarsi
d'una similitudine divina, divertendo la vista da cose che
sono infra la propria perfezione, e commune alle specie
uguali ed inferiori; secondo è l'applicarsi con tutta l'intenzione
ed attenzione alle specie superiori; terzo il cattivar
tutta la voluntade ed affetto a Dio. Perché da qua
avverrà che senza dubio gl'influisca la divinità la qual
da per tutto è presente e pronta ad ingerirsi a chi se gli
volta con l'atto de l'intelletto, ed aperto se gli espone con
l'affetto de la voluntade.
      Cicada. Non è dunque corporal bellezza quella che invaghisce
costui?
      Tansillo. Non certo; perché la non è vera né constante
bellezza, e però non può caggionar vero né constante amore.
— 1041 —
La bellezza che si vede ne gli corpi, è una cosa accidentale
ed umbratile, e come l'altre che sono assorbite, alterate
e guaste per la mutazione del suggetto, il quale sovente
da bello si fa brutto, senza che alterazion veruna si faccia
ne l'anima. La raggion dunque apprende il piú vero bello
per conversione a quello che fa la beltade nel corpo, e viene
a formarlo bello; e questa è l'anima che l'ha talmente
fabricato e infigurato. Appresso l'intelletto s'inalza piú,
ed apprende bene che l'anima è incomparabilmente bella
sopra la bellezza che possa esser ne gli corpi; ma non si
persuade che sia bella da per sé e primitivamente: atteso
che non accaderebbe quella differenza che si vede nel geno
de le anime; onde altre son savie, amabili e belle; altre
stolte, odiose e brutte. Bisogna dunque alzarsi a quello
intelletto superiore il quale da per sé è bello e da per sé
è buono. Questo è quell'unico e supremo capitano, qual
solo, messo alla presenza de gli occhi de militanti pensieri,
le illustra, incoraggia, rinforza e rende vittoriosi sul dispreggio
d'ogni altra bellezza e ripudio di qualsivogli'altro
bene. Questa dunque è la presenza che fa superar ogni
difficultà e vincere ogni violenza.
      Cicada. Intendo tutto. Ma che vuol dire: La mi
governa in pace, Né fa cessar quel laccio e quella face?

      Tansillo. Intende e prova, che qualsivoglia sorta d'amore
quanto ha maggior imperio e piú certo domíno, tanto
fa sentir piú stretti i lacci, piú fermo il giogo e piú ardenti
le fiamme. Al contrario de gli ordinarii prencipi e tiranni,
che usano maggior strettezza e forza, dove veggono aver
minore imperio.
      Cicada. Passa oltre.
Bruno Furori 1038-1039-1040-1041