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diedero le leggi agli Ateniesi, e quella di Ligurgo, che
diedele agli Spartani: ch' è lo stesso, che la legge delle
XII. Tavole non era nè da Sparta, nè da Atene venuta
in Roma.
      E crediamo in ciò apporci al vero, che non per
altro Cicerone fece intervenire Q. Muzio in quella sola
prima giornata, che, essendo al suo tempo cotal Favola
troppo ricevuta tra' Letterati, nata dalla boria de'
Dotti
di dare origini sappientissime al sapere, ch'essi
professavano; lo che s'intende da quelle parole, che
'l medesimo Crasso dice; fremant omnes, dicam quod
sentio
; perchè non potessero opporgli, ch'un'Oratore
parlasse della Storia del Diritto Romano, che si appartiene
saper da' Giureconsulti, essendo allora queste
due professioni tra lor divise; se Crasso avesse d'intorno
a ciò detto falso, Muzio ne l'avrebbe certamente
ripreso; siccome, al riferir di Pomponio, riprese Servio
Sulpizio
, ch'interviene in questi stessi ragionamenti,
dicendogli, turpe esse patricio viro jus, in quo
versaretur, ignorare
. Ma più, che Cicerone e Varrone,
ci dà Polibio un'invitto argomento di non credere nè
a Dionigi, nè a Livio, il quale senza contrasto seppe
più di Politica di questi due, e fiorì da dugento anni
più vicino a' Decemviri, che questi due. Egli nel
Lib. VI. al num. IV. e molti appresso dell'edizione di
Giacomo Gronovio, a piè fermo si pone a contemplare
la costituzione delle repubbliche libere più famose
de' tempi suoi: et osserva la Romana esser diversa da
quelle d'Atene, e di Sparta, e più, che di Sparta,
esserlo da quella d'Atene, dalla quale più, che da
Sparta, i Pareggiatori del Gius Attico col Romano vogliono
esser venute le Leggi, per ordinarvi la Libertà
popolare già innanzi fondata da Bruto: ma osserva al
contrario somiglianti tra loro la Romana, e la Cartaginese,
la quale niuno mai si è sognato, essere stata
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