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      IV. Cicada. Che significa qua quella mosca che vola
circa la fiamma e sta quasi quasi per bruggiarsi? e che
vuol dir quel motto: Hostis non hostis?
      Tansillo. Non è molto difficile la significazione de la
farfalla, che sedotta dalla vaghezza del splendore, innocente
ed amica, va ad incorrere nelle mortifere fiamme:
onde hostis sta scritto per l'effetto del fuoco; non hostis,
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per l'affetto de la mosca. Hostis, la mosca, passivamente;
non hostis, attivamente. Hostis, la fiamma, per l'ardore;
non hostis, per il splendore.
      Cicada. Or che è quel che sta scritto nella tabella?
      Tansillo.
      Mai fia che de l'amor io mi lamente,
Senza del qual non voglio esser felice;
Sia pur ver che per lui penoso stente,
Non vo' non voler quel che sí me lice.
      Sia chiar o fosco il ciel, fredd'o ardente,
Sempr'un sarò ver l'unica fenice.
Mal può disfar altro destin o sorte
Quel nodo che non può sciôrre la morte.
      Al cor, al spirto, a l'alma
Non è piacer, o libertade, o vita,
Qual tanto arrida, giove e sia gradita,
      Qual piú sia dolce, graziosa ed alma,
Ch'il stento, giogo e morte,
Ch'ho per natura, voluntade e sorte.

      Qua nella figura mostra la similitudine che ha il furioso
con la farfalla affetta verso la sua luce; ne gli carmi poi
mostra piú differenza e dissimilitudine che altro: essendo
che comunmente si crede che se quella mosca prevedesse
la sua ruina, non tanto ora séguita la luce, quanto allora
la fuggirebbe, stimando male di perder l'esser proprio,
risolvendosi in quel fuoco nemico. Ma a costui non men
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piace svanir nelle fiamme de l'amoroso ardore, che essere
abstratto a contemplar la beltà di quel raro splendore,
sotto il qual per inclinazion di natura, per elezion di voluntade
e disposizion del fato stenta, serve e muore, piú
gaio, piú risoluto e piú gagliardo, che sotto qualsivogli'altro
piacer che s'offra al core, libertà che si conceda al spirito,
e vita che si ritrove ne l'alma.
      Cicada. Dimmi, perché dice: Sempre un sarò?
      Tansillo. Perché gli par degno d'apportar raggione della
sua constanza, atteso che il sapiente non si muta con la
luna, il stolto si muta come la luna. Cossí questo è unico
con la fenice unica.
Bruno Furori 1036-1037-1038