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      III. Tansillo. Il terzo nel scudo porta un fanciullo
ignudo disteso sul verde prato, e che appoggia la testa
sullevata sul braccio, con gli occhi rivoltati verso il cielo
a certi edificii de stanze, torri, giardini ed orti che son sopra
le nuvole; e vi è un castello di cui la materia è fuoco; ed
in mezzo è la nota che dice: Mutuo fulcimur.
      Cicada. Che vuol dir questo?
      Tansillo. Intendi quel furioso significato per il fanciullo
ignudo, come semplice, puro ed esposto a tutti gli accidenti
di natura e di fortuna, qualmente con la forza del
pensiero edifica castegli in aria; e tra l'altre cose una torre
di cui l'architettore è l'amore, la materia l'amoroso foco,
ed il fabricatore egli medesimo, che dice: Mutuo fulcimur:
cioè io vi edifico e vi sustegno là con il pensiero, e voi mi
sustenete qua con la speranza: voi non sareste in essere
se non fusse l'imaginazione ed il pensiero con cui vi formo
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e sustegno; ed io non sarrei in vita, se non fusse il refrigerio
e conforto che per vostro mezzo ricevo.
      Cicada. È vero che non è cosa tanto vana e tanto chimerica
fantasia, che non sia piú reale, e vera medicina
d'un furioso cuore, che qualsivoglia erba, pietra, oglio o
altra specie che produca la natura.
      Tansillo. Piú possono far gli maghi per mezzo della
fede, che gli medici per via de la verità: e ne gli piú gravi
morbi piú vegnono giovati gl'infermi con credere quel
tanto che quelli dicono, che con intendere quel tanto che
questi facciono. Or legansi le rime.
      Sopra de nubi, a l'eminente loco,
Quando tal volta vaneggiando avvampo,
Per di mio spirto refrigerio e scampo,
Tal formo a l'aria castel de mio foco:
      S'il mio destin fatale china un poco,
A fin ch'intenda l'alta grazia il vampo,

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In cui mi muoio, e non si sdegne o adire,
O felice mia pena e mio morire!
      Quella de fiamme e lacci
Tuoi, o garzon, che gli uomini e gli divi
Fan suspirar, e soglion far cattivi,
      L'ardor non sente, né prova gl'impacci;
Ma può 'ntrodurti, o Amore,
Man di pietà, se mostri il mio dolore.

      Cicada. Mostra che quel che lo pasce in fantasia, e gli
fomenta il spirito, è che (essendo lui tanto privo d'ardire
d'esplicarsi a far conoscere la sua pena, quanto profondamente
suggetto a tal martíre), se avvenesse ch'il fato rigido
e rubelle chinasse un poco (perché voglia il destino al fin
rasserenargli il volto), con far che senza sdegno o ira de
l'alto oggetto gli venesse manifesto, non stima egli gioia
tanto felice, né vita tanto beata, quanto per tal successo
lui stime felice la sua pena, e beato il suo morire.
      Tansillo. E con questo viene a dechiarar a l'Amore che
la raggion per cui possa aver adito in quel petto, non è
quell'ordinaria de le armi con le quali suol cattivar uomini
e dei; ma solamente con fargli aperto il cuor focoso ed il
travagliato spirito de lui; a la vista del quale fia necessario
che la compassion possa aprirgli il passo ed introdurlo a
quella difficil stanza.
Bruno Furori 1034-1035-1036