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Questo
lo intese Aristotele nel primo de la Meteora, dove dice,
che «questo aere, che è circa la terra, umido e caldo per le
exalazioni di quella, ha sopra di sé un altro aere, il quale
è caldo e secco, ed ivi non si trovan nuvole: e questo aere
è fuori della circonferenza de la terra e di quella superficie,
che la definisce, a fin che venga ad essere perfettamente
rotonda; e che la generazion de' venti non si fa se
non nelle viscere e luochi de la terra»
; però sopra gli alti
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monti né nuvole né venti appaiono, ed ivi «l'aria si muove
regolarmente in circolo»
, come l'universo corpo. Questo
forse intese Platone allor che disse noi abitare nelle concavità
e parte oscure de la terra; e che quella proporzione
abbiamo a gli animali, che vivono sopra la terra, la quale
hanno gli pesci a noi abitanti in un umido piú grosso.
Vuol dire, che in certo modo questo aria vaporoso è acqua;
ed il puro aria, che contiene piú felici animali, è sopra la
terra, dove, come questa Amfitrite è acqua a noi, cossí
questo nostro aere è acqua a quelli. Ecco, dunque, onde
si può rispondere a l'argomento referito dal Nundinio:
perché cossí il mare non è nella superficie, ma nelle viscere
de la terra, come l'epate, fonte de gli umori, è dentro noi;
questo aria turbolento non è fuori, ma è come nel polmone
de gli animali.
Bruno Cena 112-113