— 281 —
Perché la possibilità assoluta per la quale le cose che sono
in atto, possono essere, non è prima che la attualità, né
tampoco poi che quella. Oltre, il possere essere è con lo essere
in atto, e non precede quello; perché, se quel che può essere,
facesse se stesso, sarebe prima che fusse fatto. Or contempla
il primo e ottimo principio, il quale è tutto quel che può
essere, e lui medesimo non sarebe tutto se non potesse
essere tutto; in lui dunque l'atto e la potenza son la medesima
cosa. Non è cossí nelle altre cose, le quali, quantunque
sono quello che possono essere, potrebono però non esser
forse, e certamente altro, o altrimente che quel che sono;
perché nessuna altra cosa è tutto quel che può essere.
Lo uomo è quel che può essere, ma non è tutto quel che
può essere. La pietra non è tutto quello che può essere,
perché non è calci, non è vase, non è polve, non è erba.
Quello che è tutto che può essere, è uno, il quale nell'esser
suo comprende ogni essere. Lui è tutto quel che è e può
essere qualsivoglia altra cosa che è e può essere. Ogni altra
cosa non è cossí. Però la potenza non è equale a l'atto, perché
non è atto assoluto ma limitato; oltre che la potenza sempre
è limitata ad uno atto, perché mai ha piú che uno essere
specificato e particolare; e se pur guarda ad ogni forma
ed atto, questo è per mezzo di certe disposizioni e con
certa successione di uno essere dopo l'altro. Ogni potenza
dunque ed atto, che nel principio è come complicato, unito
— 282 —
e uno, nelle altre cose è esplicato, disperso e moltiplicato.
Lo universo, che è il grande simulacro, la grande imagine
e l'unigenita natura, è ancor esso tutto quel che può essere,
per le medesime specie e membri principali e continenza
di tutta la materia, alla quale non si aggionge e dalla quale
non si manca, di tutta e unica forma; ma non già è tutto
quel che può essere per le medesime differenze, modi, proprietà
ed individui. Però non è altro che un'ombra del primo
atto e prima potenza, e pertanto in esso la potenza e l'atto
non è assolutamente la medesima cosa, perché nessuna
parte sua è tutto quello che può essere. Oltre che in quel
modo specifico che abbiamo detto, l'universo è tutto quel
che può essere, secondo un modo esplicato, disperso, distinto.
Il principio suo è unitamente e indifferentemente; perché
tutto è tutto e il medesmo semplicissimamente, senza differenza
e distinzione.
Bruno Causa 281-282