— 278 —
      Dicsono. Molto mi piacete, e molto vi lodo; che, sí
come non sète cossí plebeio come Aristotele, non sète anco
cossí ingiurioso e ambizioso come lui; il quale l'opinioni
di tutti altri filosofi con gli lor modi di filosofare volse che
fussero a fatto dispreggiate.
      Teofilo. Benché, de quanti filosofi sono, io non conosca
piú fondato su l'imaginazioni e rimosso dalla natura che
lui; e se pur qualche volta dice cose eccellenti, con conosciute
che non dependeno da principii suoi, e però sempre
son proposizioni tolte da altri filosofi; come ne veggiamo
molte divine nel libro Della generazione, Meteora, De animali
e Piante.
      Dicsono. Tornando dunque al nostro proposito: volete
che della materia, senza errore e incorrere contradizione,
se possa definire diversamente?
      Teofilo. Vero, come del medesmo oggetto possono esser
giodici diversi sensi, e la medesma cosa si può insinuar
diversamente. Oltre che (come è stato toccato) la considerazione
di una cosa si può prendere da diversi capi. Hanno
dette molte cose buone gli epicurei, benché non s'inalzassero
sopra la qualità materiale. Molte cose excellenti ha
date a conoscere Eraclito, benché non salisse sopra l'anima.
Non manca Anassagora di far profitto nella natura, perché
— 279 —
non solamente entro a quella, ma fuori e sopra forse, conoscer
voglia un intelletto, il quale medesmo da Socrate,
Platone, Trimegisto e nostri teologi è chiamato Dio. Cossí
nientemanco bene può promovere a scuoprir gli arcani
della natura uno che comincia dalla raggione esperimentale
di semplici (chiamati da loro), che quelli che cominciano
dalla teoria razionale. E di costoro, non meno chi da complessioni
che chi da umori, e questo non piú che colui che
descende da' sensibili elementi, o, piú da alto, quelli assoluti,
o da la materia una, di tutti piú alto e piú distinto
principio. Perché talvolta chi fa piú lungo camino, non farà
però sí buono peregrinaggio, massime se il suo fine non è
tanto la contemplazione quanto l'operazione. Circa il modo
poi di filosofare, non men comodo sarà di esplicar le forme
come da un implicato che distinguerle come da un caos,
che distribuirle come da una fonte ideale, che cacciarle in
atto come da una possibilità, che riportarle come da un seno,
che dissotterrarle alla luce come da un cieco e tenebroso
abisso; perché ogni fundamento è buono, se viene approvato
per l'edificio, ogni seme è convenevole se gli arbori e
frutti sono desiderabili.
      Dicsono. Or, per venire al nostro scopo, piacciavi apportar
la distinta dottrina di questo principio.
Bruno Causa 278-279