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Or, per tornare a Nundinio, ecco che
comincia a mostrar i denti, allargar le mascelle, strenger
gli occhi, rugar le ciglia, aprir le narici e mandar un crocito
di cappone per la canna del polmone, acciò che con questo
riso gli circostanti stimassero che lui la intendeva bene,
lui avea raggione, e quell'altro dicea cose ridicole.
      Frulla. E che sia il vero, vedete come lui se ne rideva?
      Teofilo. Questo accade a quello, che dona confetti a
porci. Dimandato perché ridesse, rispose che questo dire
e imaginarsi che siino altre terre, che abbino medesme
proprietà ed accidenti, è stato tolto dalle Vere narrazioni
di Luciano.
      Rispose il Nolano, che se, quando Luciano disse la luna
essere un'altra terra cossí abitata e colta come questa,
venne a dirlo per burlarsi di que' filosofi che affermorno
essere molte terre (e particolarmente la luna, la cui similitudine
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con questo nostro globo è tanto piú sensibile, quanto
è piú vicina a noi), lui non ebbe raggione, ma mostrò essere
nella comone ignoranza e cecità; perché, se ben consideriamo,
trovarremo la terra e tanti altri corpi, che son chiamati
astri, membri principali de l'universo, come danno
la vita e nutrimento alle cose che da quelli toglieno la materia,
ed a' medesmi la restituiscano, cossí e molto maggiormente,
hanno la vita in sé; per la quale, con una ordinata
e natural volontà, da intrinseco principio se muoveno alle
cose e per gli spacii convenienti ad essi. E non sono altri
motori estrinseci, che col movere fantastiche sfere vengano
a trasportar questi corpi come inchiodati in quelle; il che
se fusse vero, il moto sarrebe violento fuor de la natura
del mobile, il motore piú imperfetto, il moto ed il motore
solleciti e laboriosi; e altri molti inconvenienti s'aggiongerebbeno.
Bruno Cena 108-109