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      Fracastorio. Vorrei sapere se, dopo ch'arrete ben considerato,
giurareste questo corpo unico (che tu intendi
come tre o quattro corpi, e non capisci come membri di
medesimo composto) non esser mobile cossí come gli altri
astri mobili, posto che il moto di quelli non è sensibile perchè
ne siamo oltre certa distanza rimossi, e questo, se è, non
ne può esser sensibile, perché, come han notato gli antichi
e moderni veri contemplatori della natura e come per
esperienza ne fa manifesto in mille maniere il senso, non
possiamo apprendere il moto se non per certa comparazione
e relazione a qualche cosa fissa: perché, tolto uno
che non sappia che l'acqua corre e che non vegga le ripe,
trovandosi in mezzo l'acqui entro una corrente nave, non
arrebe senso del moto di quella. Da questo potrei entrare
in dubio ed essere ambiguo di questa quiete e fissione;
e posso stimare che, s'io fusse nel sole, nella luna ed altre
stelle, sempre mi parrebe essere nel centro del mondo immobile,
circa il quale tutto il circostante vegna a svolgersi,
svolgendosi però qual corpo continente in cui mi trovo,
circa il proprio centro. Ecco come non son certo della
differenza di mobile e stabile.
      Quanto a quel che dici del moto retto, certo cossí non
veggiamo questo corpo muoversi per linea retta, come anco
non veggiamo gli altri. La terra, se ella si muove, si muove
circularmente, come gli altri astri, qualmente Egesia, Platone
e tutti savi dicono, e conceder deve Aristotele ed ogni
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altro. E della terra quello che noi veggiamo montare e
descendere, non è tutto il globo, ma certe particelle di
quello; le quali non si allontanano oltre quella regione che
è computata tra le parti e membri di questo globo: nel quale,
come in uno animale, è lo efflusso ed influsso de parti e certa
vicissitudine e certa commutazione e rinovazione. Il che
tutto, se medesimamente è ne gli altri astri, non si richiede
che sia medesimamente sensibile a noi; perché queste elevazioni
di vapori ed exalazioni, successi di venti, piogge,
nevi, tuonitrui, sterilitadi, fertilitadi, inundazioni, nascere,
morire, se sono ne gli altri astri, non possono similmente
essere a noi sensibili. Ma solamente quelli sono a
noi sensibili per il splendor continuo che dalla superficie
di foco, o di acqua, o nuvolosa mandano per il spacio
grande. Come parimente questo astro è sensibile a quei che
sono ne gli altri per il splendor che diffonde dalla faccia
di mari (e talvolta dal volto affetto di nuvolosi corpi, per
il che nella luna per medesima raggione le parti opache
paiono meno opache), la qual faccia non vien cangiata se
non per grandissimo intervallo di etadi e secoli, per il corso
de quali gli mari si cangiano in continenti e gli continenti
in mari. Questo dunque e quei corpi son sensibili per il
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lume che diffondeno. Il lume che di questa terra si diffonde
a gli altri astri, è né piú né meno perpetuo ed inalterabile,
che quello di astri simili: e cossí come il moto retto ed alterazione
di quelle particelle è insensibile a noi, a loro è insensibile
ogni altro moto ed alterazione che ritrovar si
possa in questo corpo. E sí come della luna da questa
terra, ch'è un'altra luna, appaiono diverse parti altre piú
altre men luminose, cossí della terra da quella luna, ch'è
un'altra terra, appaiono diverse parti per la varietà e
differenza de spacii di sua superficie. E come, se la luna
fusse piú lontana, il diametro de le parti opache mancando,
andarebono le parti lucide ad unirse e strengersi in una
sensibilità di corpo piú picciolo e tutto quanto lucido;
similmente apparirebe la terra, se fusse piú lontana dalla
luna. Onde possiamo stimare che de stelle innumerabili
sono altre tante lune, altre tanti globi terrestri, altre tanti
mondi simili a questo; circa gli quali par che questa terra
si volte, come quelli appaiono rivolgersi ed aggirarsi circa
questa terra. Perché, dunque, vogliamo affirmar essere differenza
tra questo e que' corpi, se veggiamo ogni convenienza?
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perché vogliamo negare esser convenienza, se non
è raggione né senso che ne induca a dubitar di quella?
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