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      Smitho. Perché disse creder questo per ora, e non lo
affirmò assolutamente?
      Teofilo. Temendo che Nundinio lasciasse ancora la questione,
che novamente aveva tolta, e si afferrasse ed attaccasse
a questa. Lascio che, essendo la terra un animale,
e per conseguenza un corpo dissimilare, non deve esser
stimata un corpo freddo per alcune parti, massimamente
esterne, eventilate da l'aria; che per altri membri, che son
gli piú di numero e di grandezza, debba esser creduta e
calda e caldissima; lascio ancora che, disputando con supponere
in parte i principii de l'adversario, il quale vuol
essere stimato e fa professione di peripatetico, ed in un'altra
parte i principii proprii, e gli quali non son concessi, ma
provati, la terra verrebbe ad esser cossí calda, come il sole
in qualche comparazione.
      Smitho. Come questo?
      Teofilo. Perché, per quel che abbiamo detto, dal svanimento
delle parti oscure ed opache del globo e dalla
unione delle parti cristalline e lucide si viene sempre alle
reggioni piú e piú distante a diffondersi piú e piú di lume.
Or se il lume è causa del calore (come, con esso Aristotele,
molti altri affermano, i quali vogliono che anco la luna
ed altre stelle per maggior e minor participazione di luce
son piú e meno calde; onde, quando alcuni pianeti son chiamati
freddi, vogliono che se intenda per certa comparazione
e rispetto), avverrà che la terra co' gli raggi, che ella manda
alle lontane parti de l'eterea reggione, secondo la virtú
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della luce venghi a comunicar altrettanto di virtú di calore.
Ma a noi non costa che una cosa per tanto che è lucida
sii calda, perché veggiamo appresso di noi molte cose
lucide, ma non calde. [>]
Bruno Cena 107-108