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      Cicada. Però da le affezioni si possono conoscer gli animi,
se vanno alto o basso, o se vegnono da alto o da basso,
se procedeno ad esser bestie o pur ad essere divini, secondo
lo essere specifico, come intesero gli pitagorici; o secondo
la similitudine de gli affetti solamente, come comunmente
si crede: non dovendo la anima umana posser essere anima
di bruto, come ben disse Plotino, ed altri platonici secondo
la sentenza del suo principe.
      Tansillo. Bene. Or per venire al proposito, da furor
animale questa anima descritta è promossa a furor eroico,
se la dice: Quando averrà ch'a l'alto oggetto
mi sulleve, ed ivi dimore in compagnia
del mio core e miei e suoi pulcini
?
Questo medesimo proposito continova quando
dice:
      Destin, quando sarà ch'io monte monte,
Qual per bearm'a l'alte porte porte,
Che fan quelle bellezze conte, conte,
E 'l tenace dolor conforte forte
      Chi fe' le membra me disgionte, gionte,
Né lascia mie potenze smorte morte?
Mio spirto piú ch'il suo rivale vale;
S'ove l'error non piú l'assale, sale.

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      Se dove attende, tende,
E là 've l'alto oggett'ascende, ascende:
E se quel ben ch'un sol comprende, prende,
      Per cui convien che tante emende mende,
Esser falice lice,
Come chi sol tutto predice dice.

      O destino, o fato, o divina inmutabile providenza,
quando sarà, ch'io monte a quel monte,
cioè ch'io vegna a tanta altezza di mente, che mi faccia
toccar transportandomi quegli alti aditi e penetrali, che mi
fanno evidenti e come comprese e numerate quelle conte,
cioè rare bellezze? Quando sarà, che forte
ed efficacemente conforte il mio dolore (sciogliendomi
da gli strettissimi lacci de le cure, nelle quali mi trovo)
colui che fe' gionte ed unite le mie membra,
ch'erano disunite e sgionte
: cioè l'amore
che ha unito insieme queste corporee parti, ch'erano divise
quanto un contrario è diviso da l'altro, e che ancora
queste potenze intellettuali, quali ne gli atti suoi son
smorte, non le lascia a fatto morte, facendole
alquanto respirando aspirar in alto? Quando, dico,
mi confortarà a pieno, donando a queste libero ed ispedito
il volo, per cui possa la mia sustanza tutta annidarsi
là dove, forzandomi, convien ch'io emende tutte le mende
mie? dove pervenendo il mio spirito, vale
piú ch'il rivale
; perché non v'è oltraggio che li
resista, non è contrarietà ch'il vinca, non v'è error che
l'assaglia. Oh se tende ed arriva là dove forzandosi
attende; ed ascende e perviene a quell'altezza,
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dove ascende, vuol star montato, alto ed elevato il
suo oggetto; se fia che prenda quel bene che non può esser
compreso da altro che da uno, cioè da se stesso (atteso che
ogni altro l'ave in misura della propria capacità; e quel
solo in tutta pienezza): allora avverrammi l'esser felice
in quel modo che dice chi tutto predice, cioè
dice quella altezza nella quale il dire tutto e far tutto è
la medesima cosa; in quel modo che dice o fa chi tutto
predice, cioè chi è de tutte cose efficiente e principio, di
cui il dir e preordinare è il vero fare e principiare. Ecco
come per la scala de cose superiori ed inferiori procede
l'affetto de l'amore, come l'intelletto o sentimento procede
da questi oggetti intelligibili o conoscibili a quelli;
o da quelli a questi.
      Cicada. Cossí vogliono la piú gran parte de sapienti
la natura compiacersi in questa vicissitudinale circolazione
che si vede ne la vertigine de la sua ruota.
Fine del quarto dialogo.

Bruno Furori 1027-1028-1029