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      Sofia. Non è questa la causa. Quella dea che è gionta
e prossima alla verità, ha doi nomi: providenza e
prudenza. E si chiama providenza, in quanto influisce
e si trova nelli principii superiori; e si chiama prudenza,
in quanto è effettuata in noi: come sole suole essere nomato
e quello che scalda e diffonde il lume, ed oltre quel
lume e splendor diffuso che si trova nel specchio ed oltre
in altri suggetti. La providenza, dunque, se dice nelle cose
superiori, ed è compagna della verità, e non è senza quella,
ed è la medesima libertà e la medesima necessità; di maniera
che la verità, la providenza, la libertà e necessità,
la unità, la verità, la essenzia, la entità, tutte sono uno
absolutissimo, come altre volte ti farò meglio intendere.
Ma, per comodità della presente contemplazione, sappi che
questa influisce in noi la prudenza, la qual è posta e consistente
in certo discorso temporale; ed è una razione principale
che versa circa l'universale e particolare; ha per
damigella la dialettica, e per guida la sapienza acquisita,
nomata volgarmente metafisica, la quale considera gli
universali de tutte le cose che cascano in cognizione umana:
e, queste due, tutte le sue considerazioni referiscono all'uso
di quella; ha due insidiatrici nemiche che sono viziose:
dalla destra si trova la callidità, versuzia e malizia; dalla
sinistra, la stupidità, inerzia ed imprudenzia. E versa circa
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la virtú consultativa, come la fortezza circa l'impeto de
l'iracundia, la temperanza circa il consentimento della
concupiscibile, la giustizia circa tutte le operazioni, tanto
esterne, quanto interiori.
Bruno Best 648-649