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      Teofilo. Da lui divinamente detto e inteso, e da voi
assai lodabilmente applicato. Se mi recordo, io ancor poco
fa dissi che, - per tanto che il corpo opaco perde facilmente
il diametro, il lucido difficilmente, - avviene che
per la lontananza s'annulla e svanisce l'apparenza de
l'oscuro; e quella de l'illuminato diafano, o d'altra maniera
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lucido, si va come ad unire; e di quelle parti lucide
disperse si forma una visibile continua luce. Però, se la
luna fusse piú lontana, non eclissarebbe il sole; e facilmente
potrà ogni uomo che sa considerare in queste cose,
che quella piú lontana sarebbe ancor piú luminosa; nella
quale se noi fussemo, non sarrebe piú luminosa a gli occhi
nostri; come, essendo in questa terra, non veggiamo quel
suo lume che porge a quei che sono ne la luna, il quale
forse è maggior di quello, che lei ne rende per i raggi del
sole nel suo liquido cristallo diffusi. Della luce particolare
del sole non so per il presente, se si debba giudicar secondo
il medesmo modo, o altro. Or vedete sin quanto siamo trascorsi
da quella occasione; mi par tempo di rivenire all'altre
parti del nostro proposito.
      Smitho. Sarà bene de intendere l'altre pretensioni, le
quali lui ha possute apportare.
Bruno Cena 102-103