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      Filoteo. Ha molto conosciuto e visto questo galantuomo
ed è veramente uno de particularissimi ingegni ch'abbiano
spirato sotto questo aria; ma, quanto a l'apprension de
la verità, ha fatto qual nuotatore da tempestosi flutti ormesso
alto or basso; perché non vedea il lume continuo,
aperto e chiaro, e non nuotava come in piano e tranquillo,
ma interrottamente e con certi intervalli. La raggion di
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questo è che lui non avea evacuati tutti gli falsi principii
de quali era imbibito dalla commune dottrina onde era
partito; di sorte che, forse per industria, gli vien molto
a proposito la intitulazion fatta al suo libro Della dotta
ignoranza
, o Della ignorante dottrina.
      Elpino. Quale è quel principio che lui non ha evacuato,
e dovea evacuarsi?
      Filoteo. Che l'elemento del foco sia come l'aria attrito
dal moto del cielo e che il foco sia un corpo sottilissimo,
contra quella realità e verità che ne si fa manifesta per
quel che ad altri propositi e ne gli discorsi proprii consideramo:
dove si conchiude esser necessario che sia cossí un
principio materiale, solido e consistente del caldo come del
freddo corpo; e che l'eterea regione non può esser di fuoco
né fuoco, ma infocata ed accesa dal vicino solido e spesso
corpo, quale è il sole. Tanto che, dove naturalmente possiamo
parlare, non è mestiero di far ricorso alle matematiche
fantasie. Veggiamo la terra aver le parti tutte, le
quali da per sé non sono lucide; veggiamo che alcune possono
lucere per altro, come la sua acqua, il suo aria vaporoso,
che accoglieno il calore e lume del sole e possono
trasfondere l'uno e l'altro alle circostante regioni. Per tanto
è necessario, che sia un primo corpo al quale convegna
insieme essere per sé lucido e per sé caldo; e tale non può
essere, se non è constante, spesso e denso; perché il corpo
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raro e tenue non può essere suggetto di lume né di calore,
come altre volte si dimostra da noi al suo proposito. Bisogna
dunque al fine che li doi fondamenti de le due contrarie
prime qualitadi attive sieno similmente constanti, e che
il sole, secondo quelle parti che in lui son lucide e calde,
sia come una pietra o un solidissimo infocato metallo;
non dirò metallo liquabile, quale il piombo, il bronzo,
l'oro, l'argento; ma qual metallo illiquabile, non già ferro
che è infocato, ma qual ferro che è foco istesso; e che,
come questo astro in cui siamo, per sé è freddo ed oscuro,
niente partecipe di calore e lume, se non quanto è scaldato
dal sole, cossí quello è da per sé caldo e luminoso, niente
partecipe di freddezza ed opacità, se non quanto è rinfrescato
da circonstanti corpi ed ha in sé parti d'acqua, come
la terra ha parti di foco. E però, come in questo corpo freddissimo,
e primo freddo ed opaco, sono animali che vivono
per il caldo e lume del sole, cossí in quello caldissimo e lucente
son quei che vegetano per la refrigirazione di circostanti
freddi: e sicome questo corpo è per certa participazione
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caldo nelle sue parti dissimilari, talmente quello
è secondo certa participazione freddo nelle sue.
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