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      Mercurio. L'atto della cognizion divina è la sustanza
de l'essere di tutte cose; e però, come tutte cose o finito
o infinito hanno l'essere, tutte ancora sono conosciute ed
ordinate e proviste. La cognizion divina non è come la
nostra, la quale séguite dopo le cose; ma è avanti le cose
e si trova in tutte le cose, di maniera che, se non la vi si
trovasse, non sarrebono cause prossime e secondarie.
      Sofia. E per questo vuoi, o Mercurio, che io non mi
sgomente per cosa minima o grande che mi accade, non
solo come principale e diretta, ma ancora come indiretta
ed accessoria; e che Giove è in tutto, e colma il tutto, ed
ascolta tutto.
      Mercurio. Cossí è; però per l'avenire sovengati di scaldar
piú la tua ambasciaria, e non mandarla cossí negletta, mal
vestita e fredda in presenza di Giove; e lui e la tua Pallade
m' hanno imposto, che prima ch'io ti parlasse d'altro,
con qualche desterità ti facesse accorta di questo.
      Sofia. Io vi ringrazio tutti.
      Mercurio. Or esplica la causa per la quale m' hai fatto
venire a te.
      Sofia. Per la mutazione e cangiamento di costumi,
ch'io comprendo in Giove, per quello che per altri raggionamenti
ho appreso da te; io sono entrata in sicurtà di
dimandargli e fargli instanza di ciò che altre volte non ho
avuto ardire, quando temeva che qualche Venere o Cupido
o Ganimede rigettasse e risospingesse la mia ambasciaria,
quando si presentava a la porta de la camera di
Giove. Adesso ch' è riformato il tutto, e che sono ordinati
altri portinaii, condottieri ed assistenti, e che lui è ben
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disposto verso la giustizia, voglio che per tuo mezzo li
vegna presentata la mia richiesta, la qual versa circa gli
gran torti che mi vegnono fatti da diverse sorte di uomini
in terra, e pregarlo che mi sia favorevole e propicio, secondo
che la sua conscienza li dettarà.
Bruno Best 644-645