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      Sofia. Ma pure, o Mercurio, che vuol dire, che piú tosto
al presente, che altre volte, ti ha commosso questo zelo?
      Mercurio. Ti dirò (quello ch' ho differito di dirti sin
al presente): perché il tuo voto, la tua orazione, la tua
ambasciaria, benché sia gionta in cielo e pervenuta a noi
veloce e presta, era però a mezza estade agghiacciata, era
irresoluta, era tremante, quasi piú gittata come alla fortuna
che inviata e commessa come a la providenza: quasi che
era dubia, se la possea aver effetto di toccarne l'orecchie,
come di quelli che sono attenti a cose che son stimate piú
principali. Ma te inganni, Sofia, se pensi, che non ne sieno
a cura cossí le cose minime, come le principali, talmente
sicome le cose grandissime e principalissime non costano
senza le minime ed abiettissime. Tutto dunque, quantunque
minimo, è sotto infinitamente grande providenza; ogni
quantosivoglia vilissima minuzzaria in ordine del tutto ed
universo è importantissima; perché le cose grandi son
composte de le picciole, e le picciole de le picciolissime,
e queste de gl'individui e minimi. Cossí intendo de le
grande sustanze, come de le grande efficacie e grandi
effetti.
      Sofia. È vero, perché non è sí grande, sí magnifico e sí
bello architetto che non coste di cose che picciole, vilissime
ed informi appaiono e son giudicate.
Bruno Best 643