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      Teofilo. Dunque, li direte piú copertamente cossí: - Illustrissimo
signor mio; - o: - Sacrata Maestà, come alcune
cose non possono essere evidenti se non con le mani e il
toccare, altre se non con l'udito, altre non, eccetto che con
il gusto; altre non, eccetto che con gli occhi: cossí questa
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materia di cose naturali non può essere evidente se non
con l'intelletto. -
      Gervasio. Quello, forse, intendendo il tratto per non
esser tanto oscuro né coperto me dirà: - Tu sei quello che
non hai intelletto: io ne ho piú che quanti tuoi pari si ritroveno. -
      Teofilo. Tu non lo crederai piú che se un cieco ti dicesse,
che tu sei un cieco e che lui vede piú che quanti pensano
veder come tu ti pensi.
      Dicsono. Assai è detto in dimostrar piú evidentemente,
che mai abbia udito, quel che significa il nome materia,
e quello che si deve intender materia nelle cose naturali.
Cossí il Timeo Pitagorico il quale, dalla trasmutazione
dall'uno elemento nell'altro, insegna ritrovar la materia che
è occolta, e che non si può conoscere, eccetto che con certa
analogia. «Dove era la forma della terra», dice lui, «appresso
appare la forma de l'acqua», e qua non si può
dire che una forma riceva l'altra; perché un contrario non
accetta né riceve l'altro, cioè il secco non riceve l'umido o
pur la siccità non riceve la umidità, ma da una cosa terza
vien scacciata la siccità e introdotta la umidità, e quella terza
cosa è soggetto dell'uno e l'altro contrario, e non è contraria
ad alcuno. Adunque, se non è da pensar che la terra sia andata
in niente, è da stimare che qualche cosa che era
nella terra, è rimasta ed è ne l'acqua: la qual cosa per la
medesima raggione, quando l'acqua sarà trasmutata in
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aria (per quel che la virtú del calore la viene ad estenuare
in fumo o vapore), rimarrà e sarà ne l'aria.
      Teofilo. Da questo si può conchiudere (ancor a lor dispetto)
che nessuna cosa si anichila e perde l'essere, eccetto
che la forma accidentale esteriore e materiale. Però tanto la
materia quanto la forma sustanziale di che si voglia cosa
naturale, che è l'anima, sono indissolubili ed adnihilabili,
perdendo l'essere al tutto e per tutto; tali per certo non
possono essere tutte le forme sustanziali de' peripatetici
e altri simili, che consisteno non in altro che in certa complessione
e ordine di accidenti; e tutto quello che sapranno
nominar fuor che la lor materia prima, non è altro che
accidente, complessione, abito di qualità, principio di definizione,
quiddità. Laonde alcuni cucullati suttili metafisici
tra quelli, volendo piuttosto iscusare che accusare
la insufficienza del suo nume Aristotele, hanno trovata la
umanità, la bovinità, la olività, per forme sustanziali specifiche;
questa umanità, come socreità, questa bovinità,
questa cavallinità essere la sustanza numerale; il che
tutto han fatto per donarne una forma sustanziale, la quale
merite nome di sustanza, come la materia ha nome ed essere
di substanza. [>]

Bruno Causa 268-269-270