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      Teofilo. Or vedete, come

un corpo luminoso minore
può illuminare piú della mittà
d'un corpo opaco piú grande.
Dovete avvertire quello che
veggiamo per esperienza. Posti
dui corpi, de' quali l'uno
è opaco e grande, come A,
l'altro piccolo lucido, come N,
se sarà messo il corpo lucido
nella minima e prima distanza,
come è notato nella seguente
figura [fig. 3], verrà
ad illuminare secondo la raggione
de l'arco piccolo C D, stendendo la linea B 1. Se
sarà messo nella seconda distanza maggiore, verrà ad illuminare
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secondo la raggione de l'arco maggiore E F, stendendo
la linea B 2; se sarà nella terza e maggior distanza,
terminarà secondo la raggione de l'arco piú grande G H,
terminato dalla linea B 3. Dal che si conchiude che può
avvenire che il corpo lucido B, servando il vigore di tanta
lucidezza che possa penetrare tanto spacio, quanto a simile
effetto si richiede, potrà, col molto discostarsi, comprendere
al fine arco maggior che il semicircolo; atteso che non
è raggione che quella lontananza ch' ha ridutto a tale il
corpo lucido che comprenda il semicircolo, non possa oltre
promoverlo a comprendere di vantaggio. Anzi vi dico de
piú, che, essendo ch' il corpo lucido non perde il suo diametro
se non tardissima- e difficilissimamente, e il corpo
opaco, per grande che sia, facilissimamente e improporzionalmente
il perde; però, sí come per progresso de distanza
dalla corda minore C D è andato a terminare la corda maggiore
E F e poi la massima G H, la quale è diametro;
cossí, crescendo piú e piú la distanza, terminarà l'altre
corde minori oltre il diametro, sin tanto ch' il corpo opaco
tramezzante non impedisca la reciproca vista de gli corpi
diametralmente opposti. [>]
Bruno Cena 98-99