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      Sofia. So, o Mercurio, che la cognizione universale è
distinta dalla particolare, come il finito da l'infinito.
      Mercurio. Di' meglio: come l'unitade da l'infinito numero.
E devi saper ancora, o Sofia, che la unità è nel numero
infinito, ed il numero infinito nell'unità; oltre che
l'unità è uno infinito implicito, e l'infinito è la unità explicita:
appresso che dove non è unità, non è numero, né
finito, né infinito; e dovunque è numero o finito o infinito,
ivi necessariamente è l'unità. Questa dunque è la sustanza
di quello; dunque, chi non accidentalmente, come alcuni
intelletti particolari, ma essenzialmente, come l'intelligenza
universale, conosce l'unità, conosce l'uno ed il numero,
conosce il finito ed infinito, il fine e termine da compreensione
ed eccesso di tutto; e questo può far tutto non
solo in universale, ma oltre in particolare; cossí come non
è particolare che non sia compreso nell'universale, non è
numero, in cui piú veramente non sia l'unità, che il numero
istesso. Cossí, dunque, senza difficoltà alcuna e senza impaccio
Giove provede a tutte cose in tutti luoghi e tempi,
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come necessariamente lo essere ed unità si trova in tutti
numeri, in tutti luoghi, in tutti tempi ed atomi di tempi,
luoghi e numeri; e l'unico principio de l'essere è in infiniti
individui, che furono, sono e saranno. Ma non è questa
disputazione il fine per cui sono venuto, e per cui credo
d'esser stato chiamato da te.
Bruno Best 641-642