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Qua Giordano parla per volgare, nomina liberamente,
dona il proprio nome a chi la natura dona il proprio essere;
non dice vergognoso quel che fa degno la natura; non cuopre
quel ch'ella mostra aperto; chiama il pane, pane; il vino, vino;
il capo, capo; il piede, piede; ed altre parti, di proprio nome;
dice il mangiare, mangiare; il dormire, dormire; il bere, bere;
e cossí gli altri atti naturali significa con proprio titolo. Ha
gli miracoli per miracoli, le prodezze e maraviglie per prodezze
e maraviglie, la verità per verità, la dottrina per
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dottrina, la bontà e virtú per bontà e virtú, le imposture
per imposture, gl'inganni per inganni, il coltello e fuoco
per coltello e fuoco, le paroli e sogni per paroli e sogni,
la pace per pace, l'amore per amore. Stima gli filosofi per
filosofi, gli pedanti per pedanti, gli monachi per monachi,
li ministri per ministri, li predicanti per predicanti, le sanguisughe
per sanguisughe, gli disutili, montainbanco, ciarlatani,
bagattellieri, barattoni, istrioni, papagalli per quel
che si dicono, mostrano e sono; ha gli operarii, benefici, sapienti
ed eroi per questo medesimo. Orsú, orsú! questo, come
cittadino e domestico del mondo, figlio del padre Sole e de
la Terra madre, perché ama troppo il mondo, veggiamo come
debba essere odiato, biasimato, perseguitato e spinto da
quello. Ma in questo mentre non stia ocioso, né mal occupato
su l'aspettar de la sua morte, della sua transmigrazione, del
suo cangiamento.
Bruno Best 551-552