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      Sofia. Hai molto da fare, o Mercurio, se mi vuoi raccontare
tutti questi atti della provisione, che fa il padre
Giove; e nel volermi tutti questi decreti particolari uno
per uno far ascoltare, mi pari che sei simil a colui, che
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volesse prendere il conto de granegli de la terra. Tu sei
stato tanto a apportare quattro minuzzarie de infinite
altre che nel medesimo tempo sono accadute in una picciola
contrada, dove son quattro o cinque stanze non troppo magnifiche;
or che sarrebe, se dovessi donar conto a pieno de
cose ordinate in quella ora per questa villa, che sta alle
radici del monte Cicada? Certo, non ti bastarebbe un
anno da esplicarle una per una, come hai cominciato a fare.
Che credi, se oltre volessi apportar tutte le cose accadute
circa la città di Nola, circa il regno di Napoli, circa l'Italia,
circa l'Europa, circa tutto il globo terrestre, circa ogni
altro globo in infinito, come infiniti son gli mondi sottoposti
alla providenza di Giove? In vero, per apportar solo
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quello che è accaduto ed ordinato d'esser in uno instante
nell'ambito d'un solo di questi orbi o mondi, non ti fia
mestiero dimandar cento lingue e cento bocche di ferro,
come fanno gli poeti, ma mille millia migliaia de millioni
in termine d'un anno, ad non averne executata la millesima
parte. E per dirla, o Mercurio, non so che voglia dir
questo tuo riporto, per cui alcuni de' miei coltori, chiamati
filosofi, stimano che questo povero gran padre Giove sia
molto sollecito, occupato ed impacciato; e credeno che lui
sia di tal fortuna, che non è minimo mortale che debba
aver invidia al stato suo. Lascio che in quel tempo che
spendeva a proponere e destinar questi effetti, necessariamente
scorsero infinite volte infinite occasioni di provedere
ed aver provisto ad altri; e tu, mentre me le vuoi
raccontare, se volesse far l'officio tuo, devi averne fatti
e farne infinite volte altri infiniti.
Bruno Best 638-639-640