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dialogo terzo

      Filoteo. Uno dunque è il cielo, il spacio immenso, il
seno, il continente universale, l'eterea regione per la quale
il tutto discorre e si muove. Ivi innumerabili stelle, astri,
globi, soli e terre sensibilmente si veggono, ed infiniti raggionevolmente
si argumentano. L'universo immenso ed
infinito è il composto che resulta da tal spacio e tanti compresi
corpi.
      Elpino. Tanto che non son sfere di superficie concava e
convessa, non sono gli orbi deferenti; ma tutto è un
campo, tutto è un ricetto generale.
      Filoteo. Cossí è.
      Elpino. Quello dunque che ha fatto imaginar diversi
cieli, son stati gli diversi moti astrali, con questo, che si
vedeva un cielo colmo di stelle svoltarsi circa la terra,
senza che di que' lumi in modo alcuno si vedesse l'uno
allontanarsi da l'altro, ma, serbando sempre la medesima
distanza e relazione, insieme con certo ordine, si versavano
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circa la terra non altrimente che una ruota, in cui sono
inchiodati specchi innumerabili, si rivolge circa il proprio
asse. Là onde è stimato evidentissimo, come al senso de
gli occhi, che a que' luminosi corpi non si conviene moto
proprio, come essi discorrer possano, qual ucelli per l'aria;
ma per la revoluzion de gli orbi, ne' quali sono affissi, fatta
dal divino polso di qualche intelligenza.
      Filoteo. Cosí comunmente si crede; ma questa imaginazione
- compreso che sarà il moto di questo astro mondano
in cui siamo, che, senza essere affisso ad orbe alcuno,
per il generale e spacioso campo essagitato dall'intrinseco
principio, propria anima e natura, discorre circa il sole e
si versa circa il proprio centro - averrà che sia tolta: e
s'aprirà la porta de l'intelligenza de gli principii veri di
cose naturali ed a gran passi potremo discorrere per il
camino della verità. La quale, ascosa sotto il velame di
tante sordide e bestiale imaginazioni, sino al presente è
stata occolta per l'ingiuria del tempo e vicissitudine de
le cose dopo che al giorno de gli antichi sapienti succese
la caliginosa notte di temerari sofisti.
      Non sta, si svolge e gira
Quanto nel ciel e sott'il ciel si mira.
Ogni cosa discorre, or alto or basso,
Benché sie 'n lungo o 'n breve,
O sia grave o sia leve;
E forse tutto va al medesmo passo
Ed al medesmo punto.
Tanto il tutto discorre sin ch'è giunto.
Tanto gira sozzopra l'acqua il buglio,


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Ch'una medesma parte
Or di su in giú or di giú in su si parte;
Ed il medesmo garbuglio
Medesme tutte sorti a tutti imparte.


Bruno Inf 433-434-435