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      Gervasio. Io, quel che dico, lo dico con gioco, perché
amo il signor maestro.
      Poliinnio. Ego quoque quod irascor, non serio irascor,
quia Gervasium non odi
.
      Dicsono. Bene: dunque, lasciatemi discorrer con Teofilo.
      Teofilo. Democrito dunque e gli epicurei, i quali, quel
che non è corpo, dicono esser nulla, per conseguenza vogliono
la materia sola essere la sustanza de le cose; ed
anco quella essere la natura divina, come disse un certo
arabo, chiamato Avicebron, come mostra in un libro
intitolato Fonte di vita. Questi medesmi, insieme con cirenaici,
cinici e stoici, vogliono le forme non essere altro che
certe accidentali disposizioni de la materia. E io molto
tempo son stato assai aderente a questo parere, solo per
questo che ha fondamenti piú corrispondenti alla natura
che quei di Aristotele; ma, dopo aver piú maturamente
considerato, avendo risguardo a piú cose, troviamo che è
necessario conoscere nella natura doi geni di sustanza,
l'uno che è forma e l'altro che è materia; perché è necessario
che sia un atto sustanzialissimo, nel quale è la potenza
attiva di tutto, ed ancora una potenza e un soggetto nel
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quale non sia minor potenza passiva di tutto: in quello
è potestà di fare, in questo è potestà di esser fatto.
      Dicsono. È cosa manifesta ad ognuno che ben misura,
che non è possibile che quello sempre possa far il tutto
senza che sempre sia chi può esser fatto il tutto. Come
l'anima del mondo (dico ogni forma), la quale è individua,
può essere figuratrice, senza il soggetto delle dimensioni
o quantità, che è la materia? E la materia come può essere
figurata? Forse da se stessa? Appare che potremo dire,
che la materia vien figurata da se stessa, se noi vogliamo
considerar l'universo corpo formato esser materia, chiamarlo
materia; come un animale, con tutte le sue facultà, chiamaremo
materia, distinguendolo, non da la forma, ma dal
solo efficiente.
      Teofilo. Nessuno vi può impedire che non vi serviate
del nome di materia secondo il vostro modo, come a molte
sette ha medesmamente raggione di molte significazioni.
Ma questo modo di considerar che voi dite, so che no' potrà
star bene se non a un mecanico o medico che sta su la
prattica, come a colui che divide l'universo corpo in mercurio,
sale e solfro; il che dire non tanto viene a mostrar un divino
ingegno di medico quanto potrebe mostrare un stoltissimo
che volesse chiamarsi filosofo; il cui fine non è de
venir solo a quella distinzion di principii, che fisicamente
si fa per la separazione che procede dalla virtú del fuoco,
ma anco a quella distinzion de principii, alla quale non
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arriva efficiente alcuno materiale, perché l'anima, inseparabile
dal solfro, dal mercurio e dal sale, è principio formale;
quale non è soggetto a qualità materiali, ma è al
tutto signor della materia, non è tocco dall'opra di chimici
la cui divisione si termina alle tre dette cose, e che conoscono
un'altra specie d'anima che questa del mondo, e
che noi doviamo diffinire.
      Dicsono. Dite eccellentemente; e questa considerazione
molto mi contenta, perché veggio alcuni tanto poco accorti
che non distingueno le cause della natura assolutamente,
secondo tutto l'ambito de lor essere, che son considerate
da' filosofi, e de quelle prese in un modo limitato e appropriato;
perché il primo modo è soverchio e vano a' medici,
in quanto che son medici, il secondo è mozzo e diminuto
a' filosofi, in quanto che son filosofi.
Bruno Causa 262-263-264