— 1013 —
      Cicada. Quali son quei pensieri che il richiamano a
dietro, per ritrarlo da sí generosa impresa?
      Tansillo. Gli affetti sensitivi ed altri naturali che guardano
al regimento del corpo.
      Cicada. Che hanno a far quelli di questo che in modo
alcuno non può aggiutargli, né favorirgli?
      Tans. Non hanno a far di lui, ma de l'anima; la quale,
essendo troppo intenta ad una opra o studio, dovien remissa
e poco sollecita ne l'altra.
      Cicada. Perché lo chiama qual insano?
      Tansillo. Perché soprasape.
      Cicada. Sogliono esser chiamati insani quei che men
sanno.
— 1014 —
      Tansillo. Anzi insani son chiamati quelli che non sanno
secondo l'ordinario, o che tendano piú basso per aver men
senso, o che tendano piú alto per aver piú intelletto.
      Cicada. M'accorgo che dici il vero. Or dimmi appresso:
quai sono le punte, gli vampi e le catene?
      Tansillo. Punte son quelle nuove che stimulano e risvegliano
l'affetto perché attenda; vampi son gli raggi
della bellezza presente che accende quel che gli attende;
catene son le parti e circonstanze che tegnono fissi gli occhi
de l'attenzione ed uniti insieme gli oggetti e le potenze.
      Cicada. Che son gli sguardi, accenti e modi?
      Tansillo. Sguardi son le raggioni con le quali l'oggetto
(come ne mirasse) ci si fa presente; accenti son le raggioni
con le quali ci inspira ed informa; modi son le circonstanze
con le quali ci piace sempre ed aggrada. Di sorte ch'il cor
che dolcemente languisce, suavemente arde e constantemente
nell'opra persevera, teme che la sua ferita si salde,
ch'il suo incendio si smorze e che si sciolga il suo laccio.
      Cicada. Or recita quel che séguita.
      Tansillo.
      Alti, profondi e desti miei pensieri,
Ch'uscir volete da materne fasce
De l'afflitt'alma, e siete acconci arcieri
Per tirar al versaglio onde vi nasce
      L'alto concetto; in questi erti sentieri
Scontrarvi a cruda fiera il ciel non lasce.
Sovvengav'il tornar, e richiamate
Il cor ch'in man di dea selvaggia late.
      Armatevi d'amore
Di domestiche fiamme, ed il vedere
Reprimete sí forte, che straniere

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      Non vi rendan, compagni del mio core.
Al men portate nuova
Di quel ch'a lui diletta e giova.

      Qua descrive la natural sollecitudine de l'anima attenta
circa la generazione per l'amicizia ch'ha contratta con la
materia. Ispedisce gli armati pensieri che, sollecitati e
spinti dalla querela della natura inferiore, son inviati a
richiamar il core. L'anima l'instruisce come si debbano
portare, perché invaghiti ed attratti da l'oggetto non facilmente
vegnano anch'essi sedotti a rimaner cattivi e
compagni del core. Dice dunque che s'armino d'amore:
di quello amore che accende con domestiche fiamme, cioè
quello che è amico de la generazione alla quale son ubligati,
e nella cui legazione, ministerio e milizia si ritrovano.
Appresso li dà ordine che reprimano il vedere chiudendo
gli occhi, perché non mirino altra beltade o bontade che
quella qual gli è presente, amica e madre. E conchiude al
fine che se per altro ufficio non vogliono farsi rivedere,
rivegnano al manco per donargli saggio delle raggioni e
stato del suo core.
Bruno Furori 1013-1014-1015