— 1011 —
      Dice, dunque, cossí l'alma, come languida per esser
morta in sé, e viva ne l'oggetto:
      Abbiate cura, o furiosi, al core;
Ché tropp'il mio, da me fatto lontano,
Condotto in crud'e dispietata mano,
Lieto soggiorn'ove si spasma e muore.
      Co i pensier mel richiamo a tutte l'ore;
Ed ei rubello, qual girfalco insano,
Non piú conosce quell'amica mano,
Onde, per non tornar, è uscito fore.
      Bella fera, ch'in pene
Tante contenti, il cor, spirto, alma annodi
Con tue punte, tuoi vampi e tue catene,
      De sguardi, accenti e modi;
Quel che languisc'ed arde, e non riviene,
Chi fia che saldi, refrigere e snodi?

      Ivi l'anima dolente non già per vera discontentezza,
ma con affetto di certo amoroso martíre parla come drizzando
il suo sermone a gli similmente appassionati: come
se non a felice suo grado abbia donato congedo al core,
che corre dove non può arrivare, si stende dove non può
giongere, e vuol abbracciare quel che non può comprendere;
e con ciò perché in vano s'allontane da lei, mai sempre
piú e piú va accendendosi verso l'infinito.
      Cicada. Onde procede, o Tansillo, che l'animo in tal
progresso s'appaga del suo tormento? onde procede quel
sprone ch'il stimola sempre oltre quel che possiede?
      Tansillo. Da questo, che ti dirò adesso. Essendo l'intelletto
divenuto all'apprension d'una certa e definita
forma intelligibile, e la volontà all'affezione commensurata
a tale apprensione, l'intelletto non si ferma là; perché
dal proprio lume è promosso a pensare a quello che contiene
in sé ogni geno de intelligibile ed appetibile, sin che vegna
ad apprendere con l'intelletto l'eminenza del fonte de
— 1012 —
l'idee, oceano d'ogni verità e bontade. Indi aviene che qualunque
specie gli vegna presentata e da lei vegna compresa,
da questo che è presentata e compresa, giudica che sopra
essa è altra maggiore e maggiore, con ciò sempre ritrovandosi
in discorso e moto in certa maniera. Perché sempre
vede che quel tutto che possiede, è cosa misurata, e però
non può essere bastante per sé, non buono da per sé, non
bello da per sé; perché non è l'universo, non è l'ente absoluto,
ma contratto ad esser questa natura, ad esser questa
specie, questa forma rapresentata a l'intelletto e presente
a l'animo. Sempre dunque dal bello compreso, e per conseguenza
misurato, e conseguentemente bello per participazione,
fa progresso verso quello che è veramente bello,
che non ha margine e circonscrizione alcuna.
      Cicada. Questa prosecuzione mi par vana.
      Tansillo. Anzi non, atteso che non è cosa naturale né
conveniente che l'infinito sia compreso, né esso può donarsi
finito, percioché non sarrebe infinito; ma è conveniente
e naturale che l'infinito, per essere infinito, sia
infinitamente perseguitato, in quel modo di persecuzione
il quale non ha raggion di moto fisico, ma di certo moto
metafisico; ed il quale non è da imperfetto al perfetto,
ma va circuendo per gli gradi della perfezione, per giongere
a quel centro infinito, il quale non è formato né forma.
      Cicada. Vorrei sapere come circuendo si può arrivare
al centro?
— 1013 —
      Tansillo. Non posso saperlo.
      Cicada. Perché lo dici?
      Tansillo. Perché posso dirlo e lasciarvel considerare.
      Cicada. Se non volete dire che quel che perséguita
l'infinito, è come colui che discorrendo per la circonferenza
cerca il centro, io non so quel che vogliate dire.
      Tansillo. Altro.
      Cicada. Or se non vuoi dechiararti, io non voglio intenderti.
Ma dimmi, se ti piace: che intende per quel che dice
il core esser condotto in cruda e dispietata
mano
?
      Tansillo. Intende una similitudine o metafora tolta da
quel, che comunmente si dice crudele chi non si lascia
fruire o non pienamente fruire, e che è piú in desio che in
possessione; onde per quel che possiede alcuno, non al
tutto lieto soggiorna, perché brama, si spasma e muore.
Bruno Furori 1011-1012-1013