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      Filoteo. Io credo ed intendo che oltre ed oltre quella
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margine imaginata del cielo sempre sia eterea regione, e
corpi mondani, astri, terre, soli; e tutti sensibili absolutamente
secondo sé ed a quelli che vi sono o dentro o da
presso, benché non sieno sensibili a noi per la lor lontananza
e distanza. Ed in questo mentre considerate qual fondamento
prende costui, che da quel, che non abbiamo corpo
sensibile oltre l'imaginata circonferenza, vuole che non
sia corpo alcuno: e però lui, si fermò a non credere altro
corpo, che l'ottava sfera, oltre la quale gli astrologi di suoi
tempi non aveano compreso altro cielo. E per ciò che la
vertigine apparente del mondo circa la terra referirno
sempre ad un primo mobile sopra tutti gli altri, puosero
fondamenti tali, che senza fine sempre oltre sono andati
giongendo sfera a sfera, ed hanno trovate l'altre senza
stelle, e per consequenza senza corpi sensibili. In tanto
che le astrologice supposizioni e fantasie condannano
questa sentenza, viene assai piú condannata da quei che
meglio intendeno, qualmente gli corpi che si dicono appartenere
all'ottavo cielo, non meno hanno distinzion tra
essi di maggiore e minor distanza dalla superficie della
terra, che gli altri sette, perché la raggione della loro equidistanza
depende solo dal falsissimo supposito della fission
de la terra; contra il quale crida tutta la natura, e proclama
ogni raggione, e sentenzia ogni regolato e ben informato
intelletto al fine. Pur, sia come si vuole, è detto, contra
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ogni raggione, che ivi finisca e si termine l'universo, dove
l'attatto del nostro senso si conchiude; perché la sensibilità
è causa da far inferir che gli corpi sono, ma la negazion
di quella, la quale può esser per difetto della potenza sensitiva
e non dell'ogetto sensibile, non è sufficiente né per
lieve suspizione che gli corpi non sieno. Perché, se la verità
dependesse da simil sensibilità, sarebbono tali gli corpi
che appaiono tanto propinqui ed aderenti l'uno all'altro.
Ma noi giudichiamo che tal stella par minore nel firmamento,
ed è detta della quarta e quinta grandezza, che sarà molto
maggiore di quella che è detta della seconda e prima; nel
giudizio della quale se inganna il senso, che non è potente
a conoscere la raggione della distanza maggiore; e noi da
questo, che abbiamo conosciuto il moto della terra, sappiamo
che quei mondi non hanno tale equidistanza da
questo, e che non sono come in uno deferente.
Bruno Inf 428-429-430