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      «Non dubito, che alcuni eruditi», (ben disse alcuni, de' quali
lui può esser uno), «essendo già divolgata la fama
de le nove supposizioni di questa opera, che vuole la terra
esser mobile ed il sole starsi saldo e fisso in mezzo de l'universo,
non si sentano fortemente offesi, stimando che questo
sia un principio per ponere in confusione l'arte liberali già
tanto bene e in tanto tempo poste in ordine. Ma, se costoro
vogliono meglio considerar la cosa, trovaranno, che questo
autore non è degno di riprensione; perché è proprio agli
astronomi raccôrre diligente e artificiosamente l'istoria di
moti celesti; non possendo poi per raggione alcune trovar
le vere cause di quelli, gli è lecito di fengersene e formarsene
a sua posta per principii di geometria, mediante i quali
tanto per il passato, quanto per avenire si possano calculare;
onde non solamente non è necessario, che le supposizioni
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siino vere, ma né anco verisimili. [>]
Bruno Cena 88-89