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      Mercurio. Eccomi teco ossequioso e favorevole a gli
tuoi voti, o mia Sofia, perché m' hai mandato a chiamare;
e la tua orazione non è pervenuta a me qual fumo aromatico,
secondo il suo costume, ma qual penetrativa e
ben alata saetta di raggio risplendente.
      Sofia. Ma tu, mio nume, che vuol dire che sí tosto, secondo
il tuo costume, non mi ti sei fatto presente?
      Mercurio. Ti dirò la veritade, o Sofia. La tua orazione
mi giunse a tempo ch'io ero già ritornato da l'inferno,
a commettere nelle mani di Minoe, Eaco e Radamanto
ducento quarantasei milia cinquecento e vinti due anime,
che per diverse battaglie, supplicii e necessitadi hanno
compito il corso de l'animazione di corpi presenti. Ivi
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era meco la Sofia celeste, chiamata volgarmente Minerva
e Pallade, la qual, al vestito ed a l'andare, subito conobbe
che quella ambasciata era la tua....
      Sofia. Ben la possea conoscere, perché non meno che
con te, frequentemente suole contrattar con lei.
      Mercurio.... E mi disse: - Volgi gli occhi, o Mercurio,
ché per te viene questa ambasciaria de la nostra germana
e figlia terrestre. Quella che vive del mio spirito e piú di
lungi, vicino alle tenebre, procede dal lume del mio padre,
voglio che ti sia raccomandata. - È cosa soverchia, io li
risposi, o nata del cervello di Giove, il raccomandarmi la
tanto amata nostra comune sorella e figlia. [>]

Bruno Best 631-632