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      Gervasio. S'io fusse erudito, e mi istimasse savio, non
verrei qua ad imparar insieme con voi.
      Poliinnio. Voi sí, ma io non vegno per imparare, perché
nunc meum est docere; mea quoque interest eos qui docere
volunt iudicare
; però vegno per altro fine che per quel che
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dovete voi venire, a cui conviene l'essere tirone, isagogico
e discepolo.
      Gervasio. Per qual fine?
      Poliinnio. Per giudicare dico.
      Gervasio. Invero, a' pari vostri piú che ad altri sta bene
di far giudicio de le scienze e dottrine; perché voi siete
que' soli a' quali la liberalità de le stelle e la munificenza
del fato ha conceduto il poter trarre il succhio da le paroli.
      Poliinnio. E consequentemente dai sensi ancora i quali
sono congionti alle paroli.
      Gervasio. Come al corpo l'anima.
      Poliinnio. Le qual paroli, essendo ben comprese, fanno
ben considerar ancor il senso: però dalla cognizion de le
lingue (nelle quali io, piú che altro che sia in questa città,
sono exercitato e non mi stimo men dotto di qualunque
sia che tegna ludo di Minerva aperto) procede la cognizione
di scienza qualsivoglia.
      Gervasio. Dunque, tutti que' che intendeno la lingua
italiana, comprenderanno la filosofia del Nolano?
      Poliinnio. Sí, ma vi bisogna anco qualch'altra prattica
e giudizio.
Bruno Causa 256-257