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      - Veramente, o Giove, disse Momo, adesso mi pari
a fatto a fatto dio da bene; perché veggio che la paternale
affezione non ti trasporta a passar gli termini circa la
retribuzione secondo gli meriti del tuo Alcide; il quale se
non è degno di tanto, è meritevole oltre forse di qualche
cosa di vantaggio, anco a giudicio di Giunone, la qual
veggio che ridendo pur accetta quel ch'io dico. -
      Ma ecco il mio tanto aspettato Mercurio, o Saulino,
per cui conviene che questo nostro raggionamento si differisca
ad un'altra volta. Però piacciati discostarti e lasciarne
privatamente raggionar insieme.
      Saulino. Bene, a rivederci domani.
      Sofia. Ecco quello a cui ieri ho indirizzati i voti: al
fine, dopo ch' ha alquanto troppo induggiato, mi si fa
presente. Ieri a la sera doveano essere pervenuti a lui,
questa notte ascoltati, e questa mattina exequiti dal medesimo.
Se subito a la mia voce non è comparso, gran cosa
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lo deve aver intrattenuto; per ciò che credo non essere
meno amata da lui, che da me medesima. Ecco, il veggo
uscire da quella nuvola candente, che dal spirto d'Austro
risospinta corre verso il centro del nostro orizonte, e cedendo
a' lampegianti rai del sole s'apre in cerchio, quasi
coronando il mio nobil pianeta. O sacrato padre, alta maestade,
io ti ringrazio, perché veggio il mio alato nume
spuntar da quel mezzo e con l'ali distese battendo l'aria,
lieto col caduceo in mano, fender il cielo a la mia volta,
piú veloce che l'ucello di Giove, piú vago che l'alite di Giunone,
piú singulare che l'Arabica Fenice; presto mi s' è
aventato vicino, gentile mi si presenta, unicamente affezionato
mi si dimostra.
Bruno Best 630-631