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      Cicada. Intendo, perché forma le specie intelligibili a
suo modo e le proporziona alla sua capacità, perché son
ricevute a modo de chi le riceve.
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      Tansillo. E questa caccia per l'operazion della voluntade,
per atto della quale lui si converte nell'oggetto.
      Cicada. Intendo, perché lo amore transforma e converte
nella cosa amata.
      Tansillo. Sai bene che l'intelletto apprende le cose
intelligibilmente, idest secondo il suo modo; e la voluntà
perseguita le cose naturalmente, cioè secondo la raggione
con la quale sono in sé. Cossí Atteone con que' pensieri,
quei cani che cercavano estra di sé il bene, la sapienza,
la beltade, la fiera boscareccia, ed in quel modo che giunse
alla presenza di quella, rapito fuor di sé da tanta bellezza,
dovenne preda, veddesi convertito in quel che cercava;
e s'accorse che de gli suoi cani, de gli suoi pensieri egli
medesimo venea ad essere la bramata preda, perché già
avendola contratta in sé, non era necessario di cercare
fuor di sé la divinità.
      Cicada. Però ben si dice il regno de Dio esser in noi,
e la divinitade abitar in noi per forza del riformato intelletto
e voluntade.
      Tansillo. Cossí è. Ecco dunque come l'Atteone, messo
in preda de suoi cani, perseguitato da proprii pensieri,
corre e drizza i novi passi; è rinovato a procedere
divinamente e piú leggiermente, cioè con
maggior facilità e con una piú efficace lena, a' luoghi
piú folti
, alli deserti, alla reggion de cose incomprensibili;
da quel ch'era un uom volgare e commune,
dovien raro ed eroico, ha costumi e concetti rari, e fa
estraordinaria vita. Qua gli dàn morte i suoi
gran cani e molti
: qua finisce la sua vita secondo
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il mondo pazzo, sensuale, cieco e fantastico, e comincia a
vivere intellettualmente; vive vita de dei, pascesi d'ambrosia
e inebriasi di nettare. - Appresso sotto forma
d'un'altra similitudine descrive la maniera con cui s'arma
alla ottenzion de l'oggetto, e dice:
      Mio passar solitario, a quella parte
Che adombr'e ingombra tutt'il mio pensiero,
Tosto t'annida, ivi ogni tuo mestiero
Rafferma, ivi l'industria spendi e l'arte.
      Rinasci là, là su vogli allevarte
Gli tuoi vaghi pulcini omai ch'il fiero
Destin av'espedit'il cors'intiero
Contro l'impresa, onde solea ritrarte.
      Va', piú nobil ricetto
Bramo ti godi, e arai per guida un dio
Che da chi nulla vede, è cieco detto.
      Va', ti sia sempre pio
Ogni nume di quest'ampio architetto,
E non tornar a me se non sei mio.

      Il progresso sopra significato per il cacciator che agita
gli suoi cani, vien qua ad esser figurato per un cuor alato
che è inviato da la gabbia, in cui si stava ocioso e quieto,
ad annidarsi alto, ad allievar gli pulcini, suoi pensieri,
essendo venuto il tempo in cui cessano gli impedimenti
che da fuori mille occasioni, e da dentro la natural imbecillità
subministravano. Licenzialo dunque, per fargli piú
magnifica condizione, applicandolo a piú alto proposito
ed intento, or che son piú fermamente impiumate quelle
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potenze de l'anima significate anco da platonici per le due
ali. E gli commette per guida quel dio che dal cieco volgo
è stimato insano e cieco, cioè l'Amore; il qual per mercé
e favor del cielo è potente di trasformarlo come in quell'altra
natura alla quale aspira o quel stato dal quale va
peregrinando bandito. Onde disse: E non tornar
a me che non sei mio
, di sorte che non con indignità
possa io dire con quell'altro:
Lasciato m'hai, cuor mio,
E lume d'occhi miei, non sei piú meco.

      Appresso descrive la morte de l'anima, che da cabalisti
è chiamata morte di bacio, figurata nella
Cantica di Salomone, dove l'amica dice:
Che mi bacie col bacio de sua bocca,
Perché col suo ferire
Un troppo crudo amor mi fa languire;

da altri è chiamata sonno, dove dice il Salmista:
S'avverrà, ch'io dia sonno a gli occhi miei,
E le palpebre mie dormitaransi,
Arrò 'n colui pacifico riposo.

Bruno Furori 1007-1008-1009-1010