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dialogo terzo

      Gervasio. È pur gionta l'ora, e costoro non son venuti.
Poi che non ho altro pensiero che mi tire, voglio prender
spasso di udir raggionar costoro, da' quali oltre che posso
imparar qualche tratto di scacco di filosofia, ho pur un bel
passatempo circa que' grilli che ballano in quel cervello
eteroclito di Poliinnio pedante. Il quale, mentre dice che
vuol giudicar chi dice bene, chi discorre meglio, chi fa delle
incongruità ed errori in filosofia, quando poi è tempo de dir
la sua parte, e non sapendo che porgere, viene a sfilzarti
da dentro il manico della sua ventosa pedantaria una insalatina
di proverbiuzzi, di frase per latino o greco, che
non fanno mai a proposito di quel ch'altri dicono: onde,
senza troppa difficultà, non è cieco che non possa vedere
quanto lui sia pazzo per lettera, mentre degli altri son
savii per volgare. Or eccolo in fede mia, come sen viene
che par che nel movere di passi ancora sappia caminar
per lettera. Ben venga il dominus magister.
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      Poliinnio. Quel magister non mi cale: poscia che in
questa devia ed enorme etade, viene attribuito non piú
ai miei pari che ad qualsivoglia barbitonsore, cerdone
e castrator di porci, però ne vien consultato: nolite vocari
Rabi
.
      Gervasio. Come dunque volete ch'io vi dica? Piacevi
il reverendissimo?
      Poliinnio. Illud est presbiterale et clericum.
      Gervasio. Vi vien voglia de l'illustrissimo?
      Poliinnio. Cedant arma togae: questo è da equestri
eziandio, come da purpurati.
      Gervasio. La maestà cesarea, anh?
      Poliinnio. Quae Caesaris Caesari.
      Gervasio. Prendetevi dunque il domine, deh!, toglietevi
il gravitonante, il divum pater!... - Venemo a
noi; perché siete tutti cossí tardi?
      Poliinnio. Cossí credo che gli altri sono impliciti in
qualche altro affare, come io, per non tralasciar questo
giorno senza linea, sono versato circa la contemplazion
del tipo del globo detto volgarmente il mappamondo.
      Gervasio. Che avete a far col mappamondo?
      Poliinnio. Contemplo le parti de la terra, climi, provinze
e regioni; de quali tutte ho trascorse con l'ideal raggione,
molte cogli passi ancora.
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      Gervasio. Vorrei che discorressi alquanto dentro di te
medesmo; perché questo mi par che piú te importi, e di
questo credo che manco ti curi.
      Poliinnio. Absit verbo invidia; perché con questo molto
piú efficacemente vengo a conoscere me medesmo.
      Gervasio. E come mel persuaderai?
      Poliinnio. Per quel che dalla contemplazione del megacosmo
facilmente, necessaria deductione facta a simili,
si può pervenire alla cognizione del microcosmo, di cui le
particole alle parti di quello corrispondeno.
      Gervasio. Sí che trovaremo dentro voi la Luna, il Mercurio
e altri astri? la Francia, la Spagna, l'Italia, l'Inghilterra,
il Calicutto e altri paesi?
      Poliinnio. Quidni? per quamdam analogiam.
      Gervasio. Per quamdam analogiam io credo che siate
un gran monarca; ma, se fuste una donna, vi dimandarei
se vi è per alloggiare un putello, o di porvi in conserva
una di quelle piante che disse Diogene.
      Poliinnio. Ah, ah, quodammodo facete. Ma questa petizione
non quadra ad un savio ed erudito.
Bruno Causa 254-255-256