— 628 —
- Assorsero
molti, dico, la piú gran parte de gli dei, e dissero: - Con
maggiore, se maggior si puote. - Instituisco, dunque,
Giove soggionse, che con questa occasione a costui, come
a persona operosa e forte, sia donata tal commissione e
cura, per quale si faccia dio terrestre, talmente grande,
che vegna da tutti stimato maggior che quando era autenticato
per celeste semideo. - Risposero que' medesimi:
- Cossí sia. - E perché alcuni de quegli né erano assorti
allora, né parlavano adesso, si converse Giove a loro, e gli
disse, che ancor essi si facessero intendere. Però di quelli
alcuni dissero: Probamus; - altri dissero: Admittimus. -
Disse Giunone: Non refragamur. - Indi si mosse Giove a
proferir il decreto in questa forma: - Per causa che in
luoghi de la terra in questi tempi si scuoprono de mostri,
se non tali quali erano a' tempi de gli antichi cultori di
quella, forse peggiori; io, Giove, padre e proveditor generale,
instituisco, che, se non con simile o maggior mole di
corpo, dotato però ed inricchito di maggior vigilanza, di
sollecitudine, vigor d'ingegno ed efficacia di spirto, vada
Ercole, come mio luogotenente e ministro del mio potente
braccio, in terra; e come vi si mostrò grande prima, quando
fu nato e parturito in quella, con aver superati e vinti
tanti fieri mostri; e secondo, quando rivenne a quella vittorioso
da l'inferno, apparendo insperato consolator de gli
amici, ed inaspettato vendicator de gli oltragiosi tiranni;
cossí, al presente, qual nuovo e tanto necessario e bramato
proveditore, vegna la terza volta visto da la madre; e discorrendo
— 629 —
per gli tenimenti di quella, veda se di bel nuovo
per le cittadi Arcadiche vada dissipando qualche Nemeo
leone; se il Cleoneo di nuovo appaia in Tessaglia. [>]

Bruno Best 628-629