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dialogo quarto

      Tansillo. Cossí si descrive il discorso de l'amor eroico,
per quanto tende al proprio oggetto, ch'è il sommo bene,
e l'eroico intelletto che giongersi studia al proprio oggetto,
che è il primo vero o la verità absoluta. Or nel primo discorso
apporta tutta la somma di questo e l'intenzione;
l'ordine della quale vien descritto in cinque altri seguenti.
Dice dunque:
      Alle selve i mastini e i veltri slaccia
Il giovan Atteon, quand'il destino
Gli drizz'il dubio ed incauto camino,
Di boscareccie fiere appo la traccia.
      Ecco tra l'acqui il piú bel busto e faccia,
Che veder poss'il mortal e divino,
In ostro ed alabastro ed oro fino
Vedde; e 'l gran cacciator dovenne caccia.
      Il cervio ch'a' piú folti
Luoghi drizzav'i passi piú leggieri,
Ratto vorâro i suoi gran cani e molti.

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      I'allargo i miei pensieri
Ad alta preda, ed essi a me rivolti
Morte mi dàn con morsi crudi e fieri.

      Atteone significa l'intelletto intento alla caccia della
divina sapienza, all'apprension della beltà divina. Costui
slaccia i mastini ed i veltri. De quai questi
son piú veloci, quelli piú forti. Perché l'operazion de l'intelletto
precede l'operazion della voluntade; ma questa
è piú vigorosa ed efficace che quella; atteso che a l'intelletto
umano è piú amabile che comprensibile la bontade
e bellezza divina, oltre che l'amore è quello che muove e
spinge l'intelletto acciò che lo preceda, come lanterna.
Alle selve, luoghi inculti e solitarii, visitati e perlustrati
da pochissimi, e però dove non son impresse l'orme
de molti uomini. Il giovane poco esperto e prattico,
come quello di cui la vita è breve ed instabile il furore,
nel dubio camino de l'incerta ed ancipite raggione
ed affetto designato nel carattere di Pitagora, dove si
vede piú spinoso, inculto e deserto il destro ed arduo camino,
e per dove costui slaccia i veltri e mastini appo
la traccia di boscareccie fiere
, che sono
le specie intelligibili de' concetti ideali; che sono occolte,
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perseguitate da pochi, visitate da rarissimi, e che non
s'offreno a tutti quelli che le cercano. Ecco tra l'acqui,
cioè nel specchio de le similitudini, nell'opre dove
riluce l'efficacia della bontade e splendor divino: le quali
opre vegnon significate per il suggetto de l'acqui superiori
ed inferiori, che son sotto e sopra il firmamento; vede
il piú bel busto e faccia
, cioè potenza ed
operazion esterna che vedersi possa per abito
ed atto di contemplazione ed applicazion di mente mortal
o divina, d'uomo o dio alcuno.
      Cicada. Credo che non faccia comparazione, e pona
come in medesimo geno la divina ed umana apprensione
quanto al modo di comprendere il quale è diversissimo,
ma quanto al suggetto che è medesimo.
      Tansillo. Cossí è. Dice in ostro, alabastro
ed oro
, perché quello che in figura nella corporal bellezza
è vermiglio, bianco e biondo, nella divinità significa
l'ostro della divina vigorosa potenza, l'oro della divina sapienza,
l'alabastro della beltade divina, nella contemplazion
della quale gli pitagorici, Caldei, platonici ed altri, al meglior
modo che possono, s'ingegnano d'inalzarsi. Vedde
il gran cacciator
: comprese, quanto è possibile
e dovenne caccia: andava per predare e rimase
preda questo cacciator per l'operazion de l'intelletto con
cui converte le cose apprese in sé.
Bruno Furori 1005-1006-1007