— 82 —
Qua, per grazia di Dio, non viddi il ceremonio di
quell'urciuolo o becchieri, che suole passar per la tavola a
mano a mano, da alto a basso, da sinistra a destra, ed altri
lati, senza altro ordine che di conoscenza e cortesia da montagne;
il quale, dopo che quel, che mena il ballo, se l'ha tolto
di bocca, e lasciatovi quella impannatura di pinguedine,
che può ben servir per colla, appresso beve questo
e vi lascia una mica di pane, beve quell'altro e v'affigge
— 83 —
all'orlo un frisetto di carne, beve costui e vi scrolla un pelo
de la barba; e cossí, con bel disordine, gustandosi da tutti
la bevanda, nessuno è tanto malcreato, che non vi lasse
qualche cortesia de le reliquie, che tiene circa il mustaccio.
Or, se a qualcuno, o perché non abbia stomaco, o
perché faccia del grande, non piacesse di bere, basta che
solamente se l'accoste tanto a la bocca, che v'imprima un
poco di vestigio de le sue labbra ancora. Questo si fa a
fine, che sicome tutti son convenuti a farsi un carnivoro
lupo col mangiar d'un medesmo corpo d'agnello, di capretto,
di montone o di un Grunnio Corocotta; cossí,
applicando tutti la bocca ad un medesimo bocale, venghino
a farsi una sanguisuga medesima, in segno d'una urbanità,
una fratellanza, un morbo, un cuore, un stomaco, una gola
— 84 —
e una bocca. E ciò si pone in effetto con certe gentilezze e
bagattelle, che è la piú bella comedia del mondo a vederlo, e
la piú cruda e fastidiosa tragedia a trovarvisi un galantuomo
in mezzo, quando stima esser ubligato a far, come fan gli
altri, temendo esser tenuto incivile e discortese; perché qua
consiste tutto il termine della civilità e cortesia. Ma, perché
questa osservanza è rimasta nelle piú basse tavole, e in
queste altre non si trova oltre, se non con certa raggione
piú veniale, per tanto, senza guardare ad altro, lasciamoli
cenare; e domani parlaremo di quel ch' occorse dopo cena.
      Smitho. A rivederci.
      Frulla. A Dio.
      Prudenzio. Valete.
Fine del secondo dialogo.

Bruno Cena 82-83-84