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      - La giustizia, disse Mercurio, vuole il contrario.
Mi par giusto, che per pena de l'ocio sia data la fatica.
Però sarà meglio, che vadano in asini, dove ritegnano la
ignoranza e si dispogliano de l'ocio; ed in quel supposito,
in mercé di continuo lavore, abbiano poco fieno e paglia
per cibo, e molte bastonate per guidardone. - Questo
parere approvâro tutti gli Dei insieme. Allora sentenziò
Giove, che la corona sia eterna di colui che gli arà donata
l'ultima scossa; ed essi per tremilia anni da asini sempre
vadano migrando in asini. Sentenziò oltre, che in loco di
quella corona particolare succedesse la ideale e comunicabile
in infinito, perché da quella possano essere suscitate
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infinite corone, come da una lampade accesa senza sua
diminuzione, e senza scemarsi punto di virtude ed efficacia,
se ne accendeno infinite altre. Con la qual corona intese che
fusse aggionta la spada ideale, la quale similmente ha piú
vero essere che qualsivoglia particolare, sussistente infra
gli limiti delle naturali operazioni. Per la qual spada e corona
intende Giove il giudicio universale, per cui nel mondo
ogniuno vegna premiato e castigato, secondo la misura de
gli meriti e delitti. Approvâro molto questa provisione
tutti gli dei, per quel che conviene che alla Legge abbia
la sedia vicina il Giudicio, perché questo si deve governar
per quella, e quella deve esercitarsi per questo; questo deve
esseguire, e quella dettare; in quella ha da consistere tutta
la teoria, in questo tutta la pratica.
Bruno Best 626-627