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Terzo, si fa manifesto, come il «corpo infinito non può
oprare in corpo infinito». Perché, come è stato detto
nella Fisica ascoltazione
, è impossibile che l'azione o passione
sia senza compimento. Essendo dunque dimostrato,
che mai può esser compita l'azion dell'infinito in uno
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infinito, si potrà conchiudere che tra essi non può essere
azione. Poniamo dunque doi infiniti, de quali l'uno sia B,
il quale sia paziente da A in tempo finito G, perché l'azion
finita necessariamente è in tempo finito. Poniamo appresso
che la parte del paziente BD patisce da A; certo sarà
manifesto che la passion di questo viene ad essere in tempo
minore che il tempo G; e sia questa parte significata per Z.
Sarà dunque proporzione del tempo Z al tempo G, sicome
è proporzione di BD, parte del paziente infinito, alla parte
maggiore dell'infinito, cioè a B; e questa parte sia significata
per BDH, la quale è paziente da A nel tempo infinito
G; e nel medesimo tempo già da quello è stato paziente
tutto l'infinito B; il che è falso, perché è impossibile
che sieno doi pazienti, de quali l'uno sia infinito e l'altro
finito, che patiscano da medesimo agente, per medesima
azione, nel medesimo tempo sia pur finito, o, come abbiamo
posto, infinito l'efficiente.
Tempo finito.
G Z.
A infinito agente.
Infinito paziente
B D H.

      Filoteo. Tutto quel che dice Aristotele, voglio che sia
ben detto quando sarà bene applicato e quando concluderà
a proposito; ma, come abbiamo detto, non è filosofo ch'abbia
parlato de l'infinito, dal cui modo di ponere ne possano
seguitare cotali inconvenienti. Tuttavia, non per rispondere
a quel che dice, perché non è contrario a noi, ma solo
per contemplare l'importanza de le sue sentenze, essaminiamo
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il suo modo di raggionare. Prima, dunque, nel suo
supponere, procede per non naturali fondamenti, volendo
prendere questa e quella parte de l'infinito; essendo che
l'infinito non può aver parte; se non vogliamo dir pure
che quella parte è infinita, essendo che implica contradizione,
che ne l'infinito sia parte maggiore e parte minore
e parte che abbia maggiore e minore proporzione a quello;
essendo che all'infinito non piú ti avicini per il centinaio
che per il ternario, perché non meno de infiniti ternarii
che d'infiniti centenarii costa il numero infinito. La dimensione
infinita non è meno de infiniti piedi che de infinite
miglia: però, quando vogliamo dir le parti dell'infinita
dimensione, non diciamo cento miglia, mille parasanghe;
perché queste nientemanco posson esser dette parti del
finito, e veramente son parti del finito solamente al cui
tutto hanno proporzione, e non possono essere, e non denno
esser stimate parti de quello a cui non hanno proporzione.
Cossí mille anni non sono parte dell'eternità, perché non
hanno proporzione al tutto; ma sí bene son parti di qualche
misura di tempo, come di diece mille anni, di cento mila
secoli.
Bruno Inf 421-422-423