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quelli gli avevano coltivati; nè avendo questi
azion civile da vendicargli, quivi i Tribuni della
plebe
fecero la pretensione della Legge delle XII.
Tavole
(dalla quale, come ne' Principj del Diritto
universale
si è dimostrato, non si dispose altro affare,
che questo) con la qual legge i Nobili permisero
il dominio quiritario de' campi a' plebei
; il qual dominio
civile per diritto natural delle genti permettesi
agli stranieri: e questa fu la seconda legge Agraria dell'
Antiche Nazioni. Quindi accorti i plebei, che non
potevan'essi trammandar' ab intestato i campi a' loro
congionti; perchè non avevano suità, agnazioni, gentilità,
per le quali ragioni correvano allora le successioni
legittime, perchè non celebravano matrimonj
solenni; e nemmeno ne potevano disponere in testamento,
perchè non avevano privilegio di cittadini; fecero
la pretensione de' connubj de' Nobili, o sia della
ragione di contrarre nozze solenni, che tanto suona
connubium; la cui maggior solennità erano gli auspicj,
ch'erano propj de' Nobili: i quali auspicj furono il gran
Fonte di tutto il diritto Romano privato, e pubblico
; e
sì fu da' Padri comunicata a' plebei la ragion delle nozze;
le quali per la diffinizione di Modestino Giureconsulto essendo
omnis divini, et humani juris communicatio, ch'
altro non è la Cittadinanza, dieder'essi a' plebei il
privilegio di cittadini. Quindi secondo la serie degli
umani disiderj ne riportarono i plebei da' padri comunicate
tutte le dipendenze degli auspicj, ch'erano di ragion
privata
, come patria potestà, suità, agnazioni,
gentilità
, e per questi diritti le successioni legittime, i
testamenti, e le tutele: dipoi ne pretesero le dipendenze
di ragion pubblica
; e prima ne riportarono comunicati
gl' Imperj co i Consolati, e finalmente i Sacerdozj,
e i Ponteficati, e con questi la Scienza ancor delle
Leggi. In cotal guisa i Tribuni della plebe sulla pianta,
Vico SN44 67