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dialogo terzo
interlocutori

Saulino, Alvaro.

      Saulino. Ho pur gran pezzo spasseggiato aspettando,
e m'accorgo esser passata l'ora del cominciamento de' nostri
colloquii, e costoro non son venuti. Oh, veggio il servitor
di Sebasto.
      Alvaro. Ben trovato Saulino! Vegno per avisarvi da
parte del mio padrone, che per una settimana al meno
non potrete convenir un'altra volta. A lui è morta la moglie,
e sta su l'apparecchi de l'execuzion del testamento, per
esser libero di quest'altro pensiero ancora. Coribante è
assalito da le podagre, ed Onorio è andato a' bagni. A dio.
      Saulino. Va in pace. Or credo che passarà l'occasione
de far molti altri raggionamenti sopra la cabala del detto
cavallo. Perché qualmente veggio, l'ordine de l'universo
vuole che, come questo cavallo divino nella celeste regione
non si mostra se non sin all'umbilico (dove quella stella
che v' è terminante, è messa in lite e questione se appartiene
alla testa d'Andromeda o pur al tronco di questo
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egregio bruto), cossí analogicamente accade che questo
cavallo descrittorio non possa venire a perfezione:
      Cossì Fortuna va cangiando stile

Ma non per ciò noi doviamo desperarci; perché, s'avverrà
che questi tornino ad cominciar d'accoppiars'insieme
un'altra volta, le rinchiuderò tutti tre dentro del conclave,
d'onde non possano uscire sin tanto ch'abbiano spacciata
la creazion d'una Cabala magna del cavallo Pegaseo.
Interim, questi doi dialogi vagliano per una Cabala parva,
tironica, isagogica, microcosmica. E per non passar ociosamente
il presente tempo che mi supera da spasseggiarmi
in questo atrio, voglio leggere questo dialogo che tegno
in mano.
Fine del terzo dialogo
de la Cabala Pegasea.

Bruno Cab 911-912