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      Dicsono. La distinzione de le forme nella materia non
è secondo le accidentali disposizioni che dependeno da la
forma materiale.
      Teofilo. Vero.
      Dicsono. Onde anco questa forma separata non viene
a essere moltiplicata secondo il numero, perché ogni multiplicazione
numerale depende da la materia.
      Teofilo. Sí.
      Dicsono. Oltre, in sé invariabile, variabile poi per li
soggetti e diversità di materie. E cotal forma, benché nel
soggetto faccia differir la parte dal tutto, ella però non differisce
nella parte e nel tutto; benché altra raggione li convegna
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come subsistente da per sé, altra in quanto che è atto
e perfezione di qualche soggetto, ed altra poi a riguardo
d'un soggetto con disposizioni d'un modo, altra con quelle
d'un altro.
      Teofilo. Cossí a punto.
      Dicsono. Questa forma non la intendete accidentale,
né simile alla accidentale, né come mista alla materia, né
come inerente a quella, ma inesistente, associata, assistente.
      Teofilo. Cossí dico.
      Dicsono. Oltre, questa forma è definita e determinata
per la materia; perché, avendo in sé facilità di constituir
particolari di specie innumerabili, viene a contraersi, a constituir
uno individuo; e da l'altro canto, la potenza della
materia indeterminata, la quale può ricevere qualsivoglia
forma, viene a terminarsi ad una specie: tanto che l'una
è causa della definizione e determinazion de l'altra.
      Teofilo. Molto bene.
      Dicsono. Dunque, in certo modo approvate il senso di
Anaxagora, che chiama le forme particolari di natura
latitanti; alquanto quel di Platone, che le deduce
da le idee; alquanto quel di Empedocle, che le fa provenire
da la intelligenza; in certo modo quel di Aristotele, che le
fa come uscire da la potenza de la materia?.
      Teofilo. Sí, perché, come abbiamo detto che dove è la
forma, è in certo modo tutto, dove è l'anima, il spirto, la
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vita, è tutto, il formatore è l'intelletto per le specie ideali;
e le forme, se non le suscita da la materia, non le va però
mendicando da fuor di quella; perché questo spirto empie
il tutto.
      Poliinnio. Velim scire quomodo forma est anima mundi
ubique tota
, se la è individua. Bisogna dunque che la sia
molto grande, anzi de infinita dimensione, se dici il mondo
essere infinito.
      Gervasio. È ben raggione che sia grande. Come anco del
Nostro Signore disse un predicatore a Grandazzo in Sicilia;
dove, in segno che quello è presente in tutto il mondo,
ordinò un crucifisso tanto grande, quanta era la chiesa, a
similitudine de Dio padre, il quale ha il cielo empireo per
baldacchino, il ciel stellato per seditoio, ed ha le gambe
tanto lunghe, che giungono sino a terra, che gli serve per
scabello. A cui venne a dimandar un certo paesano, dicendogli:
- Padre mio reverendo, or quante olne di drappo
bisognaranno per fargli le calze? - E un altro disse che
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non bastarebono tutti i ceci, faggiuoli e fave di Melazzo e
Nicosia per empirgli la pancia. - Vedete dunque che
questa anima del mondo non sia fatta a questa foggia
anch'ella.
Bruno Causa 249-250-251-252