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      Sebasto. Che pare a voi, Onorio, di queste raggioni?
      Onorio. Dico che in examinar cotai discorsi non fia
mistiero d'intrattenerci. Basta che dico esser buoni, come
certe erbe son buone per certi gusti.
      Sebasto. Ma vorrei saper da Saulino (che magnifica
tanto l'asinitate, quanto non può esser magnificata la
scienza e speculazione, dottrina e disciplina alcuna) se
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l'asinitade può aver luogo in altri che ne gli asini; come è
dire, se alcuno da quel che non era asino, possa doventar
asino per dottrina e disciplina. Perché bisogna che di questi
quel che insegna o quel che é insegnato, o cossí l'uno come
l'altro, o né l'uno né l'altro, siano asini. Dicono se sarà asino
quello solo che insegna, o quel solo ch' è insegnato, o né
quello né questo, o questo e quello insieme. Perché qua col
medesimo ordine si può vedere che in nessun modo si
possa inasinire. Dunque dell'asinitade non può essere apprension
alcuna, come non è de arti e de scienze.
      Onorio. Di questo ne raggionaremo a tavola dopo cena.
Andiamo dunque, ch' è ora.
      Coribante. Propere eamus.
      Saulino. Su!
Fine del secondo dialogo.

Bruno Cab 909-910