— 623 —
- Certo, disse Mercurio, colui che non conosce nulla
forfantaria, non conosce questa ch' è la madre di tutte.
Quando Giove istesso e tutti noi insieme proponessimo tal
patto a gli uomini, deremmo essere piú abominati che la
morte, come quei che, in grandissimo pregiudizio del convitto
umano, non siamo solleciti d'altro, che della vana
gloria nostra. - Il peggio è, disse Momo, che ne infamano,
dicendo che questa è instituzione de superi; e con questo
che biasmano gli effetti e frutti, nominandoli ancor con
titulo di defetti e vizii. Mentre nessuno opera per essi, ed
essi operano per nessuno (perché non fanno altra opra che
dir male de l'opre), tra tanto vivono de l'opre di quelli
ch' hanno operato per altri che per essi, e che per altri
hanno instituiti tempii, capelle, xeni, ospitali, collegii ed
universitadi; onde sono aperti ladroni ed occupatori di beni
ereditarii d'altri; li quali, se non son perfetti, né cossí
— 624 —
buoni, come denno, non saranno però (come sono essi)
perversi e perniciosi al mondo; ma piú tosto necessarii
alla republica, periti ne le scienze speculative, studiosi de
la moralitade, solleciti circa l'aumentar il zelo e la cura
di giovar l'un l'altro, e mantener il convitto (a cui sono
ordinate tutte leggi), proponendo certi premii a' benefattori,
e minacciando certi castighi a' delinquenti. Oltre,
mentre dicono ogni lor cura essere circa cose invisibili,
le quali né essi, né altri mai intesero, dicono ch'alla consecuzion
di quelle basta il solo destino, il quale è immutabile,
mediante certi affetti interiori e fantasie, de quali
massimamente gli dei si pascano. [>]

Bruno Best 623-624